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La sindrome da "grende fratello" del potere: mappare il DNA
di Fiero Cisalpino 14/3/2014
 
 
La sindrome da "grende fratello" del potere: mappare il DNA

Risale a poco più di un mese fa la notizia di una campagna informativa finalizzata a promuovere la raccolta e la catalogazione dei dati sul DNA degli italiani. La motivazione ‘ufficiale’ della ‘SCHEDATURA’ è la prevenzione del crimine, la sicurezza dei cittadini, la facilitazione delle indagini. Probabilmente è vero, di fondo però si cade ancora una volta nel solito ‘vizietto’ del potere di controllare, catalogare, schedare, i propri sudditi; e le schedature, si sa, possono avere modalità di impiego estremamente diversificate …. Del resto è quotidianamente sotto gli occhi di tutti l’uso distorto che parte della magistratura fa delle intercettazioni telefoniche, dilapidando quantità imbarazzanti di denaro pubblico, formalmente per contrastare la criminalità organizzata, ma sempre più per lasciarsi andare alla tentazione di perseguire il VIP, il politico o il potente di turno, onde ritagliarsi un effimero momento di celebrità.


Non a caso il primo pensiero, alla notizia del desiderio di schedatura a tappeto dei sudditi da parte del potere centrale è andato al film ‘The Hunger Games’, nel quale i governanti di Capital City, per selezionare le vittime sacrificali dei vari distretti, si affidano a un piccolo, innocuo prelievo di sangue per avere la certezza dell’identità dei giovani da selezionare, proprio attraverso il confronto con la banca dati del DNA, che incarna la capacità di controllo assoluto sui sudditi. Ma senza dover ricorrere alle citazioni cinematografiche, che spesso rappresentano problematiche reali entro contesti talmente fantastici da farci ritenere che la questione non ci riguardi, basta andare agli ultimi provvedimenti, sempre di iniziativa governativa e sempre italiani, sul controllo dei conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate.


Accettiamo supinamente che un potere, che sappiamo pieno di vizi, intriso di corruzione e di desiderio di prevaricazione personale, spesso ingiusto, che stimiamo e rispettiamo sempre meno, controlli la nostra vita e le nostre abitudini fin nei meandri più privati e personali. C’è costantemente e diffusamente una serpeggiante e viscida tendenza al controllo, che degenera nel pettegolezzo e nella morbosità, che arriva a contagiare anche l’informazione, fino ad arrivare al singolo cittadino che, al contempo, si trova ad essere vittima e carnefice di questo sistema distorto di ingerenza nel privato. Nell’Italia dei paradossi però c’è sempre l’eccezione che conferma la regola: se infatti dei cittadini italiani si pretenderebbe di conoscere financo la mappa genetica, ai fini della sicurezza si intende, dei poveri clandestini che calcano il suolo patrio (che evidentemente non manifestano alcuna tendenza a delinquere), non si può pretendere di conoscere l’identità, l’età la provenienza. Non sia mai che gli stessi possano essere catalogati o schedati attraverso le impronte digitali: uno scandalo all’insegna della discriminazione!


Fiero Cisalpino


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