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Democrazia elettorale vs democrazia rappresentativa, ovverossia come la democrazia uccide la libertà e il popolo sovrano
di Giuseppe Reguzzoni 14/3/2014
 
 
Democrazia elettorale vs democrazia rappresentativa, ovverossia come la democrazia uccide la libertà e il popolo sovrano

Ci riempiono la testa con la parola democrazia. Ci crescono con l’idea che democrazia significhi “buono e giusto” e che la democrazia sia il criterio ultimo di ogni cosa. Manca solo che per dire che due più due fa quattro, ci chiedano di approvare con referendum.

D’altra parte, il principio fondamentale della nostra democrazia è sancito sin dai primi paragrafi della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». La prima e la più evidente di queste forme sono le elezioni. Poi ci sarebbero le forme meno evidenti, che, peraltro, sono anche le più limitanti ... ma procediamo per gradi.

A parole, il principio fondamentale della Costituzione italiana è molto semplice e molto chiaro, ma solo se ci si ferma alle apparenze, non fosse per il fatto che le elezioni sono state, non di rado, oggetto di contestazioni, trascinatesi, in qualche caso, anche per mesi ed anni. A venir messe in discussione possono essere le operazioni “preliminari”, per esempio la raccolta delle firme o gli stessi risultati elettorali, come nelle problematiche elezioni politiche del 2006, vinte da Prodi con un misero scarto di 24.000 voti a livello nazionale, con una situazione di maggioranza risicatissima alla Camera e di stallo al Senato (dove risultò decisivo il voto dei senatori a vita). Fu quella la maggioranza che, per un pugno di voti, elesse, per la prima volta, l’attuale Presidente della Repubblica.

Non è dunque un caso che l’unica riforma che si fa e si disfa allegramente da vent’anni a questa parte è quella della «legge elettorale» che, anzi, a sentire i media di regime è una vera e propria rivoluzione. Non è il fisco, non è il lavoro, non è il federalismo il cuore della questione. Abbiamo fatto la rivoluzione: abbiamo cambiato la legge elettorale (per la terza, quarta, quinta .. volta in pochi anni).

Da tempo l’Italia è un sistema a democrazia elettorale, dove l’aggettivo, più che indicare le modalità di esercizio della sovranità, enuclea con forza i limiti oggettivi posti alla sovranità esercitata dal popolo. Del resto è anche questo uno dei significati del principio costituzionale riportato all’inizio di questo contributo. In Italia la democrazia rappresentativa è un problema, è qualcosa da limitare e guidare con leggi, cavilli e interpretazioni di leggi. L’Italia crede così tanto nell’idea di rappresentanza che la sua costituzione vieta i referendum propositivi e finanche quelle abrogativi, quando si tratti di trattati e politica internazionali o di materia fiscale. In fondo, potremmo trovarci in guerra, senza che il popolo “sovrano” possa dire “beh”. In fondo, ogni consultazione elettorale, in Italia, appare ormai come una sorta di referendum, pro o contro qualcuno o qualche cosa, ma che, in realtà, vede in gioco sempre e solo il mantenimento dello status quo e la spartizione delle poltrone.

Varrebbe la pena di ricordare che le costituzioni che si presumono perfette, incluse le “più belle del mondo”, secondo Armin Mohler sono le più pericolose, perché, pur dicendosi liberali, sono in realtà affette dal peggiore dogmatismo e pensate per rendere impossibile il cambiamento.

In realtà la storia degli ultimi due decenni della Repubblica dimostra proprio che, a dispetto delle intenzioni dei Padri costituenti, il sistema politico va degenerando in forme di nuova oligarchia anche e proprio grazie a meccanismi elettorali pensati per neutralizzare la volontà popolare, prova ne è la crescente disaffezione alle urne o il numero sempre maggiore di schede bianche o nulle. È che, come sosteneva Miglio: «Prevedere prima delle elezioni le maggioranze, e quindi i risultati delle elezioni: Non ho trovato mai qualcosa di più profondamente antidemocratico di questo modo di pensare. Questo intendersi prima su come si andrà d’accordo. L’essenza del sistema rappresentativo sta nella non prevedibilità dei risultati. Il carattere moralizzatore del giudizio dei cittadini riposa proprio sulla sua non prevedibilità. Chi deve governare (...) deve sapere che c’è un giudice che tace, che non si esprime, ma che al momento del voto si farà sentire. Questa è l’essenza della democrazia».

E, invece, a élite succede élite, o meglio, la stessa faccia della medesima élite con qualche ritocco di facciata, utile, in ogni caso, a far tacere l’unico vero giudice inascoltato.


Giuseppe Reguzzoni


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