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+ Europa - Stato = bye bye Italia!
di Altea Minervini 28/2/2014
 
 
+ Europa - Stato = bye bye Italia!

Il prossimo maggio si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e questa testata, partendo da una riflessione sugli umori e sulle tendenze politiche che animano il Vecchio Continente, approccia una proposta che dia slancio ai popoli delle numerose e bellissime regioni d’Europa, ma anche alla stessa Unione. Al momento attuale due venti forti - e forse opposti - soffiano nel vecchio continente: il vento autonomista-identitario ed il vento “no euro”. Il vento autonomista-identitario è un vento straordinario. Alzatosi dalle terre delle Regioni Europee arriverà fino a Bruxelles dove, il prossimo 30 marzo, si terrà una grandissima manifestazione per richiedere all’Unione il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli che la animano.


Tali popoli dal carattere fortemente identitario quali baschi, catalani, scozzesi, fiamminghi, veneti e lombardi manifestano per un PRO e non per un CONTRO: chiedono all’Europa, della quale si ritengono parti necessarie e volontarie, il riconoscimento di un diritto fondamentale quale appunto il diritto all’autodeterminazione dei popoli. E l’Europa, la vera Europa, non dovrebbe temere di riconoscere tale diritto perché il destino di questi popoli non è quello di allontanarsi dall'U.e., ma quello di esserne parti in un modo diverso: non più da comparse offuscate da uno Stato-nazione ormai in declino ma da protagoniste. E’ questa la via tracciata dal vento autonomista-identitario alla quale dovremmo partecipare con rinnovato entusiasmo. Sostanzialmente il declino dello Stato-nazione europeo è dovuto a due fattori: da un lato esso risulta troppo grande per affrontare i problemi locali (e anche da qui nascono le spinte autonomiste-identitarie) mentre dall’altro lato lo stesso risulta essere troppo piccolo per affrontare i problemi globali; a tal proposito sempre più persone infatti si domandano che senso abbia nel 2014 far rapportare uno stato come l’Italia, la Francia o la Spagna con potenze come Cina, Russia e U.s.a, potenze che geograficamente ed economicamente sono dieci volte uno stato medio europeo.


Ecco allora la necessità di superare il concetto ma anche la struttura dello Stato-nazione ormai inutile, costosa, burocratica e superflua per creare un’Europa dei Popoli o anche delle Regioni, una sorta di Regioni Unite d’Europa, tanto per riprendere il più familiare concetto d’oltremanica e per rendere meglio l’idea. Una vera Europa Federale che legiferi sulle grandi materie e che devolva le competenze locali alle regioni ed ai distretti che già la compongono, sulla scorta di quel principio di sussidiarietà posto alla base dei trattati fondanti l’U.e. Dando uno sguardo all’attuale Europa è facile notare come la stessa sia già perfettamente suddivisa in piccole patrie: che queste vengano chiamate Regioni (come nel caso Italiano ma anche in quello Francese, Belga, Ceco etc.) o Lander (come nel caso Tedesco e Austriaco) o Contee (come per i paesi di origine anglosassone) o Distretti (come per il Lussemburgo e come era per il Portogallo) o Comunità Autonome (come vengono chiamate ora in Spagna) poco importa. Queste piccole patrie sono il cuore dell’organizzazione e della suddivisione amministrativa degli Stati che compongono il Vecchio Continente e sono loro che dovranno giocare un ruolo fondamentale per il futuro! Dar loro maggiore autonomia secondo il principio di sussidiarietà tanto caro ai trattati fondanti l’Unione vorrebbe dire essere più efficienti perchè più vicini alla gente nella risoluzione dei piccoli grandi problemi locali.


Tale maggiore autonomia scardinerebbe sì il concetto di Stato-nazione, rendendolo superfluo, ma al contempo rafforzerebbe l’Unione, ora politicamente debole e senza un vero e proprio assetto costituzionale, a differenza di Russia, U.s.a. e Cina. Il dibattito sul riconoscimento del diritto all'autodeterminazione dei popoli europei potrebbe quindi essere anche l'occasione per dare un nuovo slancio all'Unione Europea, la quale da tempo necessita di una vera costituzione, e più precisamente di una costituzione federale. I soggetti territoriali candidati a partecipare al “foedus” ossia al patto federale, dovrebbero essere identificati nelle Regioni che, oltre ad essere dotate di autonomo potere legislativo nelle materia di propria competenza, potrebbero essere rappresentate in una apposita camera che andrebbe ad affiancarsi alla Camera rappresentativa di tutta la popolazione europea. Tale nuovo assetto permetterebbe da un lato il consolidamento politico ed istituzionale dell'Unione ma allo stesso tempo il riconoscimento ed il rafforzamento delle le identità locali che la animano. Naturalmente in questo contesto l’odiato Stato burocratico ne uscirebbe sconfitto e superato perché svuotato di competenze (con grande giubilo di tutti noi, aggiungo io).


Tuttavia per fare ciò serve più Europa e non meno Europa. Ecco perché le campagne “no euro” oltre ad essere allo stato, diversamente da dodici anni fa, molto meno facilmente praticabili, paiono andare nella direzione opposta alla battaglia autonomista-identitaria. L'euro è stato - e forse è tuttora - un problema ma la questione andava trattata diversamente dodici anni fa attraverso l'entrata delle sole Regioni Padane nella moneta economica europea: questo non é accaduto perchè aderendo al "progetto Padania" si sarebbe automaticamente aderito ad una nuova idea di Europa contrapposta a quella ora chiaramente fallimentare voluta dai Banchieri. Nonostante ciò le Regioni Padane hanno dimostrato, seppur tra mille difficoltà, di saper reggere tale nuova moneta tanto che, senza il carrozzone centro-meridionale, queste avrebbero insieme il Pil piú alto d'Europa. In questa prospettiva, quindi, l'uscita dall'euro oltre a risultare probabilmente non indispensabile dal punto di vista economico risulterebbe, altresì, dannosa dal punto di vista autonomista-identario perchè rafforzerebbe il potere centralista romano. Ora che la Regioni Padane hanno dimostrato, seppur tra mille difficoltà, di poter rimanere in Europa assieme agli altri popoli europei perché non affiancarsi a questi ultimi nella battaglia autonomista-identitaria che potrebbe portare allo sbocciare di un nuova era, l'era dell’Europa Federale dei Popoli, anzichè appoggiare una battaglia antieuropeista che porterebbe chissàdove e che senza dubbio rafforzerebbe il potere centralista romano?


Altea Minervini


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