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Gioebia, ricorrenza tradizionale
di Diana Ceriani 31/1/2014
 
 
Gioebia, ricorrenza tradizionale

Dopo i pensieri scaturiti vedendo bruciare il falò di Sant’Antonio, ecco quelli estrapolati dalla Gioebia. Molti di voi (con dü oecc inscì) si chiederanno: “che cosa è la Gioebia?” – Risposta: la Gioebia è una RICORRENZA TRADIZIONALE. …. Parole difficili… poco usate… meglio “usa e getta” oppure “passa e va” o anche “di moda”…. Ma RICORRENZA TRADIZIONALE….. SA DI MUFFA!!!! O no? Può darsi… ma rimane. O almeno è rimasta fino a non molti anni fa dopo secoli di appartenenza al vocabolario contenente le parole esprimenti l’amore e il rispetto per l’essere uomo nella propria terra.

Spero che questi scritti che ora state leggendo distrattamente servano invece a dare una moesta al vostro inconscio a dessedàl così da tornare uomini e non macchine usate dalla vita moderna.

La Gioebia è una stroliga dalle mille facce modellate su luoghi, situazioni, eventi, credenze popolari…. Ogni luogo ha la sua Gioebia e se la tiene stretta tirandola fuori dallo scrigno del tempo solo l’ultimo Giovedì del mese di Gennaio e inserendo nel calderone scaldato dalla fiamma viva della tradizione la storia delle prime trasferte per poter lavorare, una lunga calza rossa, la Giubiana, un dolce a forma di cuore, il risotto con la luganiga, i fagioli, le verze, il cotechino, la polenta abbrustolita, un fantoccio a forma di strega da bruciare, la büsecca, una stalla, il ricamo e il cucito,un po’ di malinconia, lo spavento dei bambini,l’uscita tra sole donne, gli addii e le promesse di matrimonio. Tutto rugato dentro al calderone della storia e della leggenda e servito ben caldo con come contorno il vostro stupore mentre leggete. Volete che facciamo ordine? Ci provo.

I RITI DI VARESE CITTA’


La Giöbia, detta anche “puscena di donn”, si festeggia l’ultimo Giovedì di Gennaio, ed è la risposta femminile alla “puscena di oman” tradizionalmente festeggiata il terzo Giovedì di Gennaio. Inizialmente il ritrovo si limitava al dopo-cena (da qui la parola puscena) in una stalla par fa “dü ciacer tra donn” mentre si cuciva o si ricamava. I primi ritrovi femminili dopo cena sono dovuti al fatto che proprio a fine Gennaio gli uomini partivano per andare all’estero per lavoro, un grande sacrificio fatto per poter sopravvivere e mantenere la famiglia. Prima della partenza veniva regalato a moglie o fidanzata un dolce dagli ingredienti poveri e a forma di cuore, per mostrare amore , gratitudine e vicinanza con il cuore anche se costretti alla lontananza forzata. Per convivere con la malinconia le donne si radunavano per non sentirsi sole. Con il tempo però si è trasformata in una festa vera e propria che si svolgeva in una cascina e comprendeva anche una cena con prodotti tipici nostrani invernali: fagioli, verze e cotechini alla griglia. Anche la tradizione del cuore dolce è rimasta, trasformandosi in segno d’amore o promessa di matrimonio. Ancora adesso,in prossimità dell'ultimo Giovedì del mese di Gennaio, se fate un giro in centro a Varese, troverete in vendita nelle pasticcerie più tipiche e tradizionali della città, dei cuori dolci da regalare alla donna amata.


BASSO VARESOTTO, BUSTO E GALLARATE


Molti riti o leggende differenziano e caratterizzano questa ricorrenza rendendola unica nella Lombardia. Restando sempre in provincia, si viene a conoscenza di un lato oscuro e misterioso della Giöbia: una strega ammagliatrice ed estremamente enigmatica: la Giubiana. Viveva, secondo la leggenda, in una fitta boscaglia e aveva delle lunghe gambe e delle lunghissime calze rosse. Qualche leggenda racconta che si limitava a stregare le donne ur dì de ra Giöbia richiamandole a sé di sera facendo scendere una calza rossa dal camino come avviso che era l’ora di lasciare le faccende domestiche e di seguirla, fungendo anche da confidente per i segreti unicamente femminili; altre invece la mostrano più spietata, mangiatrice di bambini, essere da allontanare dalla propria abitazione con queste parole “magiche”: “o donn o dunett l’è ura de andà in lecc sa ga credii mia vardè sta gamba, l’è San Pedar che va comanda”. A queste parole seguiva un grande spavento delle donne e una fuga. Una strega, insomma, da bruciare, che simboleggiava tutto ciò che di cattivo aveva con sé la stagione fredda, i suoi malanni, le sue carestie. Occorreva purificare la terra come buon auspicio per una primavera futura ricca e fertile. Così, in paesi come Busto Arsizio si usa appunto bruciare la Giubiana. Un grande fantoccio dalle sembianze femminili il cui rogo si può ammirare nelle grandi piazze accompagnato da pulenta e brüscitt e risott cunt la lüganega, simbolo di abbondanza e fertilità.


… ecco fatto un po’ di ordine. Ora sta a voi riconoscervi in uno di questi RITI TRADIZIONALI tramandandolo e vivendolo con quell’affetto e quella magia che solo ciò che è stato modellato dal tempo può lasciare nei cuori. Buona Gioebia a tutti!


Diana Ceriani


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