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Produttori, Parassiti e Burocrati
di Luca Bertagnon 17/1/2014
 
 
Produttori, Parassiti e Burocrati

Torno sul tema della distinzione della società tra produttori, parassiti e burocrati in quanto ritengo che comprendere e sciogliere il nodo di pregiudizi ed inesattezze legato ai tre menzionati gruppi sociali, sia un passaggio fondamentale per superare la crisi e rimettersi sulla carreggiata del progresso. Se andiamo ad indagare le cause dello sconfinato debito pubblico nazionale, valutato in rapporto con quello europeo ed occidentale, ci rendiamo conto che la differenza determinante in Italia, è data da un rapporto squilibrato tra produttori, parassiti e burocrati. Nel corso degli anni, infatti, si è sempre più alleggerito il gruppo dei produttori, con un netto sbilanciamento a favore dei parassiti e dei burocrati.


Fin qui l’osservazione è elementare. Diventa certamente più complesso andare a distinguere, tra i cittadini italiani, coloro che possono essere collocati tra i produttori, piuttosto che tra i parassiti ed i burocrati. Si tratta infatti di applicare un’etichetta a persone, lavoratori, famiglie, che, in se stessi incarnano quasi sempre tutte tre le componenti, pur con la prevalenza di uno o dell’altro aspetto. Qui sta il punto: si tende da troppi anni a polarizzare la politica su questa grezza distinzione, cercando di dividere i buoni dai cattivi, con la presunzione, da parte di tutti i partiti, sindacati, associazioni di categoria, di rappresentare i buoni, CONTRO i cattivi che albergano tra le fila dei concorrenti. Distinguere grezzamente tra produttori, parassiti e burocrati concede a tutti l’alibi di potersi sentire dalla parte giusta, colpevolizzando l’altro, il concorrente, il diverso. E’ oggettivo come vi siano zone del Paese con tassi più elevati di delinquenza ed evasione, ed è altrettanto vero che l’Italia si regge sul tributo di poche regioni virtuose, tra le quali spicca la Lombardia, che di fatto reggono le sorti della Nazione, ma ciò non è sufficiente a poter concludere che tutti i residenti in Lombardia siano virtuosi produttori, mentre gli abitanti della Campania siano da annoverare in massa tra i parassiti ed i burocrati. Parassitismo, furberia, vocazione a vivere sulle spalle della collettività sono come metastasi che si stanno rapidamente impadronendo della società italiana, a tutti i livelli e a tutte le latitudini. Certamente il cancro ha colpito prima alcune regioni ed alcune aree del paese, ma sta rapidamente dilagando senza argine e senza controllo. Il caso dei burocrati è emblematico. Anche in questo caso non si vuole fomentare una guerra di religione contro gli impiegati pubblici o i funzionari della pubblica amministrazione, ma si vuole proprio sottolineare l’approccio burocratico, formale, di scarico delle responsabilità che pervade la società italiana. Questo tipo di approccio, appoggiato e stimolato dal legislatore è coltivato da molti funzionari pubblici ma è accettato e fatto proprio da molti amministratori, professionisti, cittadini che spesso risultano, come un comune modo di dire “più realisti del re”.


Il sottolineare di essere tutti sulla stessa barca non vuole certo essere assolutorio per nessuno, ma semplicemente riportare al fatto che prima di guardare alle pagliuzze, o anche alle travi nell’occhio dell’altro è necessario farsi un esame di coscienza e guardare nel proprio di occhio, constatando come in ciascuno di noi tenda sempre più a prevalere la componente parassitaria, egoistica e burocratico formale. Solo da questa impietosa presa di coscienza sarà possibile finalmente andare alla radice del problema riconoscendo come sia stata proprio l’unità sbagliata di questo Paese a generare, fin dall’inizio, un senso di sudditanza verso il potere centrale, alimentando la competizione interna, la conflittualità, lo spirito di prevaricazione degli uni sugli altri, piuttosto che un autentico sentimento patriottico comune. Finchè prevarrà la logica del Sud contro il Nord, degli imprenditori contro i funzionari dello stato, della destra contro la sinistra e tutti contro i politici (che continuano a dispetto di tutti a crogiolarsi nei privilegi della casta), finchè tutto sarà basato sulla perenne conflittualità interna non potremo certo riprenderci, progredire, competere con i paesi esteri. L’ultima possibilità è data forse dalla tanto detestata Europa: solo riuscendo a fare con l’Europa quello che non si è mai voluto fare con l’Italia unita, sarà possibile far rinascere, almeno nel nostro paese, un senso di appartenenza e di reale solidarietà tra i poli che lo compongono. L’Europa non dovrà però cadere nella tentazione dirigista e centralista sulla spinta delle elite bancarie e di potere perché in tal modo non farebbe che replicare in grande quello che è avvenuto in Italia e che già si sta avvertendo a livello di Comunità Europea. La sfida della rinascita è quella del coraggio di federare popoli e culture antichi, che devono vedere riconosciuti la loro storia e le loro tradizioni in un’unione convinta, rispettosa delle peculiarità di ognuno, nella quale non vi sia fin da subito il tarlo della volontà egemonica degli uni sugli altri. Questo è il modello di Europa dei Popoli pensato fin dalle origini dai padri fondatori della prima idea di Europa, un modello via via tradito dall’impostazione che ha assunto la Comunità Europea, e che come Popoli, abbiamo l’onere, il dovere morale, l’assoluta missione di riportare in primo piano e imporre come giuda del processo di strutturazione della moderna Europa.


Luca Bertagnon


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