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Europa Federale
di Sergio Terzaghi 20/12/2013
 
 
Europa Federale

Nell’attuale dibattito politico soffia un vento antieuropeo e troppo spesso i politici tendono a confondere l’Europa con l’Unione Europea. Quest’ultima è stata creata, qualche anno fa, dagli Stati soprattutto per darsi un paravento: viene incolpata o invocata in aiuto a seconda della necessità. Infatti, la costruzione della Unione Europa si è svolta senza buonsenso (o in mala fede), commettendo diversi essenzialmente errori. Anzitutto, i fondatori - http://it.wikipedia.org/wiki/Padri_fondatori_dell'Unione_europea - sono partiti dall’economia e dal commercio invece che dalla politica e dalla cultura. Hanno poi voluto creare l’Europa partendo dall’alto, invece che dal basso ed hanno preferito un allargamento frettoloso a paesi mal preparati ad entrare in Europa, piuttosto che approfondire o dare più potere alle istituzioni e strutture politiche europee già esistenti. Infine, i padri costituenti dell’Unione europea e i loro successori, non hanno mai voluto prendere una posizione chiara ed inderogabile sulle frontiere dell’Europa e sulle finalità della Unione europea.


Nell’Europa di Bruxelles, oggi una burocrazia che tende a regolamentare tramite le sue astruse direttive, l’autorità superiore interviene ogni volta che si reputa in grado di farlo, con il risultato che la Commissione decide su tutto perché si ritiene onnicompetente. In queste condizioni, l’autorità conservata dai gradini inferiori dagli stati nazionali è soltanto un’autorità delegata e subordinata. Questo dato è molto importante: ciascun stato europeo è quindi diventato un inutile filtro tra il piccolo ed il grande, tra il locale ed il continentale (ad es. l’Italia è una barca alla deriva tra Lombardia e Europa).


Oggi molti stanno realizzando che l’era dei moderni stati, di stampo giacobino, è finita. Allo Stato-nazione, ormai, sfugge tutto di mano: in particolare le questioni economiche, divenute sovranazionali, e quelle militari, in quanto la stessa guerra, mascherata dietro interventi democratici, è finalizzata a produrre effetti su scale globale. E’ quindi necessario ribadire come lo stato-nazione, secondo un noto detto, sia divenuto, in una volta, troppo grande per rispondere alle aspettative quotidiane della gente, e troppo piccolo per far fronte alle problematiche che si sviluppano oramai su scala planetaria. In questo quadro, i danni si possono limitare solo attraverso un ritorno al locale, solo con lo smantellamento dei moderni stati: per intenderci più Europa meno Italia.


Un itinerario percorribile risiederebbe nella costruzione di una vera Europa, dai confini ben precisi, fondata sulle autonomie, il federalismo, il rispetto e la solidarietà diretta fra tutti i popoli del continente. Quindi, solo la nascita di un grande spazio politico di popoli federati tra loro, l’Europa dei popoli, consentirà al Vecchio continente di tornare ad essere la prima potenza mondiale e di regolare i vigenti contrasti esistenti nel globo. Che la storia millenaria del Vecchio continente, pregna di importanti esperienze federali, talvolta segnate dal vigore imperiale, valga d’esempio. Se i popoli europei vogliono tornare ad essere liberi, dovranno spingere al ritorno dell’antico con la forza del nuovissimo. Quindi bisogna costruire davvero l’Europa, abbandonando slogan demagogici antiEuro. Il problema non è certo l’Euro ma chi lo stampa. Un’Europa politica forte stamperebbe necessariamente essa stessa la propria moneta. Non bisogna aver pregiudizi su una moneta unica europea ma, piuttosto, occorre dare giudizi forti e severi sulla BCE.


Parafrasando Jeremy Rifkin, gli statunitensi sono soliti affermare come per il sogno americano valga la pena morire. Che per il sogno europeo d’un’Europa dei popoli, valga la pena vivere!


Sergio Terzaghi


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