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Ida Magli e Salvini contro l’Europa a difesa dell’Italia
di Fiero Cisalpino 13/12/2013
 
 
Ida Magli e Salvini contro l’Europa a difesa dell’Italia

Difficile un fotomontaggio tra il pasciuto europarlamentare leghista Matteo Salvini (già capofila dei comunisti padani che oggi strizza l’occhio a LePen) e l’attempata antropologa Ida Magli. Viene molto più semplice un accostamento ideale tra la patriottica pasionaria anti €uro ed il segretario in pectore della Lega, con buona pace della Padania e della ‘liberazione’ del Nord. All’insegna dell’esaltazione della Lira, e del tricolore annesso, i due sopracitati, pur di sottrarsi dall’abbraccio mortale di un’Europa di tecnocrati e di banchieri, sono disposti ad un clamoroso dietrofront sulla moneta unica, a suon di pizza e mandolino, per tornare all’agognata liretta. A Ida Magli il merito della coerenza nell’aver, da sempre e da subito, avversato l’avanzata di un’Europa di tecnocrati che stava gradatamente fagocitando i poteri degli stati nazionali. Una lucidità di analisi la Sua che ha aperto gli occhi a molti sulla deriva di QUESTA idea di Europa, sulle sue distorsioni e sulle aberrazioni che la contraddistinguono. Ida Magli ama l’Italia così com’è, la vede come una grande nazione, unita da una stessa lingua e dal riconoscersi dietro una medesima bandiera e vede in questa Europa lo strumento per disintegrare, erodendone i poteri e le autonomie, gli stati nazionali, e quindi anche la sua bella ed amata Italia. Ma Salvini!!!


E’ addirittura imbarazzante registrare come il candidato alla segreteria federale della Lega Nord si spenda con tanta veemenza in una battaglia che, se vinta, avrebbe come primo effetto quello di riunificare saldamente questo Paese in un comune destino di marginalizzazione e di definitivo allontanamento da un’Europa che ha intrapreso una strada sbagliata, ma che non è certo finita, che conserva enormi potenzialità che è ancora un fondamentale riferimento nello scacchiere mondiale. Invece di prodigarsi per riportare l’Europa nell’alveo nella quale la collocavano idealmente i suoi padri ispiratori, ovvero di un’Europa dei Popoli, rispettosa delle diversità, moderna e occidentale, il leader padano in salsa 2.0 ci preferirebbe tutti insieme alla deriva sul Titanic Italia a perpetuare vizi, errori, scandali, ruberie, cui ci siamo ormai abituati dall’unità ad oggi.


L’unica cosa buona di questa Europa risiede nella singolare opportunità di potersi finalmente sottrarre dai vincoli e dalle distorsioni dei grandi stati nazionali per federarsi in un grande abbraccio di popoli. Paesi come il nostro, che non sono mai stati davvero una Nazione e che non discendono da una plurisecolare tradizione unitaria, pur essendo uniti di fatto da sempre, sono quelli che trarrebbero il maggior beneficio nel ritrovarsi in un’Europa federale che abbia avuto la forza di superare la rigida suddivisione in stati nazionali, nella quale ognuno potrebbe sviluppare al massimo le proprie potenzialità senza il giogo di un potere politico ed economico centrale, parassitario, che prospera sulla sottrazione di risorse e di spazi alle comunità locali e regionali. Lasciare che questa Europa dirigista ed arrogante, dominata da una potente oligarchia finanziaria, arrivi a minare alla base gli stati nazionali, ci consentirebbe, come popoli, di aprire un varco, insinuandoci nel delicato momento di transizione e di trasferimento di poteri, per fare sentire forti le nostre rivendicazioni. L’appuntamento, per noi, è a Bruxelles il 30 Marzo, con tutti i Popoli d’Europa dove urleremo “Meno Roma più Europa”: chissà se Salvini sarà invitato?


Fiero Cisalpino


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