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Quelle bombe della natura
di Luca Bertagnon 13/12/2013
 
 
Quelle bombe della natura

Non c’era bisogno degli oltre 80 tornado che hanno flagellato gli USA nell’ultimo periodo, non c’era neanche bisogno delle bombe d’acqua che hanno colpito la Sardegna nella notte tra il 18 ed il 19 novembre, per risvegliare in me quella briciola di catastrofismo ambientalista che giaceva sopita nel profondo della mia coscienza.
Mi sono sempre ritrovato nelle teorie secondo le quali l’uomo non ha la forza di sconvolgere i delicati equilibri dell’ambiente terrestre, scettico sugli effetti del buco dell’ozono e sulle ripercussioni climatiche dell’effetto serra. Sono da sempre convinto che una singola e potente eruzione vulcanica possa essere enormemente più devastante di mille e mille ciminiere; ma poi, approfondendo l’argomento e riflettendo attentamente sul tema, ho capito che l’uomo pur non avendo la forza di sovvertire il clima terrestre, né di mettere fine alla vita sul pianeta, può arrivare a turbare il delicatissimo equilibrio che garantisce la sua stessa permanenza su Gaia.
Se è vero che l’impatto con un meteorite è stato sufficiente a portare i dinosauri alla definitiva estinzione è altrettanto possibile che una costante, crescente, pervicace e diffusa azione antropica esercitata dall’uomo possa realmente determinare sconvolgimenti climatici tali da mettere in discussione la continuità della nostra specie.
Avere assistito, con una successione impressionante, a fenomeni catastrofici come quelli che hanno flagellato il Lago Maggiore negli ultimi anni (fenomeni che mai si sono manifestati con tale frequenza), mi ha aperto gli occhi sulla reale dimensione del problema.
Non è in gioco la fine della vita sulla terra, ma può certamente essere messa in discussione la vita dell’uomo sulla pianeta!
Alluvioni, trombe d’aria, bombe d’acqua sono tutti effetti riconducibili all’aumento di energia sugli oceani (fenomeno comprovato e misurabile). Significa che l’uomo è riuscito, nel giro di pochissimi anni, adottando comportamenti dissennati, ad incidere sul clima mondiale.
Se alle considerazioni sugli sconvolgimenti climatici, che hanno la grossa virtù di manifestarsi in modo plateale e ampiamente percepibile a tutti, aggiungiamo il boom demografico e la dissipazione di materie prime non rinnovabili, comprendiamo la gravità di una situazione che sembra ormai fuori dal nostro controllo.
C’è ancora tempo per intervenire? Non è facile rispondere, ma certo nulla potrà essere fatto finché sopravvivrà un’idea di crescita basata essenzialmente sui consumi: un’idea di crescita ad ogni costo, senza riuscire o senza volersi porre limiti di sorta. Abbiamo assistito negli ultimi decenni alla rincorsa ad una crescita incontrollata che, come ci stiamo finalmente accorgendo, è funzionale al maggior benessere solo entro certi limiti ma che, superati tali limiti, diventa controproducente anche per gli stessi potenziali beneficiari, che di benessere e di opulenza si ammalano, vedendo messa in discussione la stessa qualità della vita. Gli errori del passato e la consapevolezza che lo sviluppo ed i consumi devono porsi un limite, sono l’occasione per un radicale cambio di rotta che ci faccia ritrovare una matura sintonia con la Natura e con il Creato e forse questa è la vera sfida del terzo millennio ed il traguardo verso una nuova fase stabile e di progresso.
Speriamo quindi che le bombe d’acqua, dopo l’estremo saluto alle vittime, ci risveglino dal nostro torpore e da una miopia patologica, nella speranza finalmente di aprire gli occhi alla ricerca di soluzioni valide ed efficaci. Un ritrovato rapporto con le nostre radici e con quanto di positivo ci può insegnare il passato può essere un fondamentale passo in avanti nella giusta direzione. Una coraggiosa svolta DEMOLIZIONISTA, per liberare il territorio dalle scorie di cemento sedimentate in anni di un progresso distorto, può costituire il segnale immediatamente tangibile di un deciso cambio di rotta verso modelli che, senza rinnegare il progresso e la modernità, sappiano essere modernamente rispettosi di quel delicatissimo equilibrio che garantisce la nostra permanenza sul Pianeta Azzurro.


Luca Bertagnon


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