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Dalla tragedia alla farsa: come ti trasformo la tragedia di un popolo in una scenetta crozziana
di Giuseppe Reguzzoni 13/12/2013
 
 
Dalla tragedia alla farsa: come ti trasformo la tragedia di un popolo in una scenetta crozziana

La manipolazione dell’immagine è, da sempre, uno degli strumenti fondamentali con cui il Potere afferma se stesso. La propaganda mira esattamente a questo: fissare nell’immaginario collettivo l’idea di forza e di guida, intorno alla quale la massa ha bisogno di raccogliersi. Guardate, allora, l’Immagine 1:


immagine 1Lenin che arringa la folla proletaria. Il Capo e il suo popolo. La voce guida della Rivoluzione, in alto, e, in basso, i suoi consiglieri, primo tra tutti Lev Trotzky, la vera mente strategica e militare della Rivoluzione d’Ottobre. Su di lui pende un lembo di bandiera che il bianco e nero lascia immaginare rossa. Tutt’intorno al palco i membri del Partito, immersi in un mare di folla, la classe proletaria finalmente guidata verso la Vittoria. Un’immagine fortemente “drammatica”: quella che si compie è una tragedia. Non c’è spazio per null’altro, poiché la Rivoluzione si scrive col ferro e col sangue.







immagine 2Ed ecco ora l’Immagine 2. la stessa di prima, ma Stalin ha sostituito Lenin e Trotzky è un ricordo scomodo. Difatti nella foto, ritoccata e ormai ridotta a sola testimonianza storica, non c’è più. La tragedia si è compiuta. La Vittoria proletaria ha generato il mostro stalinista. Tutti i proletari sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri.


 


 


 


Per finire l’immagine 3, vagamente ispirata all’Immagine 1, come molte altre, del resto, in questi novant’anni. La propaganda sovietica ha fatto scuola. Ad essa si sono ispirati, del resto, gli stessi maestri della propaganda nazionalsocialista, apparentemente sul fronte opposto. Gli addetti alla comunicazione della Lega 2.0 sono al lavoro. Anche qui al centro c’è un palco. immagine 3Su di esso il Capo, che, però, non è solo. Stretti, intorno a lui, i colonnelli, a piramide, quasi a costituire una sorta di corte. D’altra parte, è proprio all’idea di corte che si ispirarono i maestri dell’Immagine 1, capolavoro di realismo socialista. La folla, qui, s’intravvede soltanto, né, del resto, è necessaria. Forse non c’è neppure. Di tragedia, neanche l’ombra. Il quadro è quasi caricaturale. A distanza di poco più di un anno, sa di farsa, non certo di impeto guerriero. Più che alla guida della Rivoluzione, fa pensare al Manuale Cencelli, per la spartizione dei posti e dei ruoli. Domina il verde, ma, di questi tempi, ricorda il verde delle tasche dei contribuenti: tutti, o quasi tutti, i personaggi ritratti sono membri della Casta e, con l’immagine della piramide, alla Casta e alla sua distanza dal popolo rinviano. Anche questa è una tragedia, ma la sua rappresentazione è del tutto involontaria. Il popolo del Nord (ridotto a concetto geografico) è solo con la promessa, incomprensibile, della “macroreggione”: massa elettorale, peraltro meno stupida di quanto pensino le “guide” della Non-Rivoluzione. E, difatti, questa “massa” guarda altrove. Chi ha curato l’immagine di quella fortunata campagna di partito non ci ha pensato. Ma, si sa, le vere rivoluzioni non si fanno nei salotti, men che meno tra le mura Aureliane o in quelle dei gruppi parlamentari.


Giuseppe Reguzzoni


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