Nuovo aggiornamento
Vignette
Barconi e terrorismo: Alfano rassicura...

Storico Vignette

Lavagna
News > Opinioni > Zecche, pulci, sanguisughe & c.

Zecche, pulci, sanguisughe & c.
di Fiero Cisalpino 26/10/2012
 
 
Zecche, pulci, sanguisughe & c.

Mi sono impegnato a restare nell’orbita del DEMOLIZIONISMO, è quindi utile prendere un po’ le misure di questo ‘filone di pensiero’, affrontando gli anfratti più profondi dell’indispensabile atto demolitorio, per dimostrare come la demolizione sia l’altra faccia della rigenerazione.
La questione è molto semplice: le fasi stabili, democratiche, di progresso e di benessere, come quella che indubbiamente abbiamo vissuto negli ultimi 50 anni, producono meraviglie e lasciano scorie sul terreno, e ciò avviene anche a livello del corpo sociale.
In particolare, mentre nella fase post bellica e della ripartenza vi fu un impegno quasi unanime nella direzione della rinascita e dello sviluppo, con la conquista dei primi spazi di benessere e dei primi traguardi in campo economico, hanno cominciato a manifestarsi con sempre maggiore evidenza le sacche di parassitismo di tutti coloro che trovavano più comodo accomodarsi sul lavoro e sull’impegno degli altri, per evitare fatiche, rischi e preoccupazioni di sorta.
Il problema è squisitamente aritmetico ed il discrimine è dettato dalla percentuale di chi produce rispetto alla percentuale di chi trova il modo di farsi mantenere dal sistema.
E’ evidente che se 90 producono e 10 si accomodano (come poteva essere nelle prime fasi della ripresa) permangono ancora notevoli spazi di crescita e di miglioramento della situazione generale, ma se la percentuale si inverte (e certamente non siamo ancora in tale nefasta prospettiva), non può esserci altro che un generale tracollo.
Non è necessario allora scomodare complesse teorie macro economiche o monetarie per comprendere l’essenza della crisi, è sufficiente aprire gli occhi e, guardandosi intorno, stimare l’entità di produttori rispetto ai parassiti (ancorché la distinzione tra le due categorie sia alquanto fluida e poco incline alle semplificazioni).
Va poi aggiunto che, mentre in una prima fase del lungo periodo di sviluppo che ha contraddistinto l’ultimo mezzo secolo, potevamo collocare geograficamente le sacche di parassitismo, con l’evolversi del fenomeno, lo stesso ha assunto forme nuove, più complesse, dilagando senza controllo a tutti i livelli ed in tutto il Paese, pur mantenendo proporzioni molto differenti tra Nord e Sud e tra le diverse realtà locali.
Il nuovo parassitismo si è istituzionalizzato, è stato sdoganato e benedetto dalla burocrazia, che ha indotto nuovi bisogni, spesso del tutto fittizi, per giustificare la presenza di un esercito di addetti del settore terziario direzionale e dei servizi, impegnati nella quotidiana opera di districo di matasse che essi stessi sono chiamati, per altri versi ad ingarbugliare.
Sarebbe stato facile scagliarsi sulle false pensioni di invalidità, sugli sprechi, o sulle maxi rendite degli alti funzionari, lì sì adoperando il piccone; il problema è invece nell’involuzione sistematica, progressiva, accettata da tutti, di un sistema che scelleratamente colpisce i produttori, e quindi la propria forza e la propria ricchezza, per spostare l’interesse, le tutele, le garanzie ed i privilegi sui funzionari, sui burocrati, sugli impiegati, sui lavori di intelletto, degradando il lavoro manuale, la capacità d’impresa, l’iniziativa privata, costantemente ostacolata, penalizzata, costretta ad incomprensibili ed ingiustificate gimcane tra leggi, regolamenti, controlli, prescrizioni.
Da tutto ciò origina e si alimenta la corruzione dilagante e naturalmente la crisi di un sistema che, assediato, e di fatto dominato da parassiti, fatica a scrollarseli di dosso per ripartire, perché si tratta ormai di un sistema vecchio, sopito, accomodato.
Siamo al paradosso per il quale i parassiti al potere hanno la forza e l’arroganza di accusare di parassitismo coloro che li sfamano e li mantengono.

E faccio qui esplicito riferimento alla vergognosa campagna di stampa dell’estate con la quale in maniera semplicistica generalizzata e grottesca si accusava di parassitismo un generico ‘evasore fiscale’, da parte di uno Stato, e quindi di una collettività che nello Stato si rappresenta, insaziabile, incapace di un’oculata gestione del danaro pubblico, permeata da un’elevata corruzione e soprattutto sempre meno disposta a lavorare, a produrre, ad innovare, a mettersi in gioco.

Si capisce quindi come in una situazione così compromessa non si possa intervenire con il piccone, ma neppure con il bisturi.
Siamo affetti da una subdola malattia auto immune che può essere debellata o con una cura drastica, come paventa qualcuno, che porterebbe ad una facile morte del paziente, o con un paziente lavoro di rigenerazione sociale, attraverso la riscoperta dei valori, dell’identità, attraverso un nuovo patto generazionale che si poggi sulla prospettiva di un progresso sociale che non sia asettico, monetario e genericamente mondialista, ma che si saldi sull’appartenenza ad un territorio e ad un popolo, per marciare uniti verso il futuro.
E’ la prospettiva Edenamista, che considera come il progresso si attui attraverso una alternanza tra fasi stabili di crescita e sconvoglimenti dinamici che rimescolano le carte per ripartire verso uno stadio successivo, ma che al contempo opera per controllare il più possibile le fasi di cambiamento al fine di limitarne gli effetti più deleteri, dolorosi e drammatici.
In questa prospettiva si pone, ambiziosamente, questo periodico di opinione che si propone di rivalutare la nostra identità, l’amore per la nostra terra, il nostro passato ed il nostro prossimo.


Fiero Cisalpino


Seguici anche su:


 
Centro studi L'Insorgente © 2012 - 2014

Insorgente.com è la versione on line de “L’Insorgente”
Registrazione Tribunale di Varese n°846
Editore e proprietario “Centro Studi L’Insorgente” C.F. e P.IVA 95056410126