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Le ragioni d’un Veneto libero.
di Luca Polo 8/11/2013
 
 
Le ragioni d’un Veneto libero.

Con Venezia si intende dall’alba dei tempi molto semplicemente la terra abitata dai Veneti. La Venezia, esteso territorio che va dalle dolomiti al Carso, dall’Adda alla laguna veneta (che comprende anche la città stessa di nome Venezia) è da poche generazioni infelicemente parte dell’ormai agonizzante Stato Italiano, 147 anni circa, ma i suoi pacifici e laboriosi abitanti parlano sempre più insistentemente di voler essere di nuovo un paese indipendente, come in realtà lo sono già stati per 1100 anni di Veneta Serenissima Repubblica, nota anche nei secoli come “la Dominante”.


Il merito di riaccendere questa fiammella sopita nell’anima dei Veneti è certamente di uno sparuto gruppo di eroi, chiamati i Serenissimi, e di un uomo capace di grandi sogni ed idee come Bepin Segato. Uomini pronti al sacrificio personale per il bene del proprio Popolo, come lo furono nei secoli gli intraprendenti e coraggiosi “Capitani da Mar” veneziani.

Negli ultimi mesi sui media locali e nei corridoi della Regione e di molti Comuni, l’indipendenza è stato certamente uno degli argomenti principali, se non il principale certamente il più innovativo e rivoluzionario. Ogni sondaggio dimostra da tempo che la maggior parte dei Veneti è ampiamente favorevole all’indipendenza dall’Italia, in una forma o nell’altra.

Un Veneto indipendente, oltre a riportare com’era un tempo lo standard di vita dei suoi cittadini ai più alti livelli d’Europa e del mondo, farebbe rafforzare anche una tendenza mondiale. Economia e demografia del mondo stanno cambiando, e la teoria economica prevede che i confini nazionali cambieranno con loro (vedi “La dimensione delle nazioni”, di Alberto Alesina e Enrico Spolaore o “Una teoria della forma e dimensioni delle nazioni,” di David Friedman in The Journal of Political Economy, ma anche le affermazioni dell’economista Eugenio Benetazzo nei suoi sempre acuti interventi nelle serate organizzate da Veneto Stato).

Il numero di paesi è cresciuto molto dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto a partire dal 1990. L’Unione Sovietica si è rotta in più nazioni (Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina etc etc..). La Cecoslovacchia si è divisa in Repubblica Ceca e Slovacchia, la Jugoslavia si è disciolta in Slovenia, Croazia, Montenegro, Kosovo etc..

Nella maggior parte dei casi i cittadini delle varie parti volevano l’indipendenza da “quello più grande”. I grandi stati ottocenteschi sono stati spesso in realtà divisi per lingua o etnia e venivano quasi sempre tenuti insieme da una leadership non propriamente democratica. Vennero fondati con il ferro e con il sangue. Gli Stati ottocenteschi nascevano su esigenze strategico-belliche basate sulla necessità di avere un certo numero di uomini “carne da macello” per vincere le guerre e mantenere i confini. Servivano uomini, tanti, per gli eserciti e le guerre dell’ottocento, e pazienza se non parlavano la stessa lingua e non avevano esattamente la stessa indole: una bandiera e un po’ di propaganda e si inculcavano nuove nazioni ad uomini che nemmeno parlavano la stessa lingua, come la “nazione” italiana, per l’appunto.

I Veneti hanno una propria lingua, il veneto, riconosciuta tale dall’Unesco e dalla unanimità dei linguisti, ma chiamata invece dialetto dagli stessi Veneti vittime di quasi un secolo e mezzo di sistematico genocidio culturale. Una lingua che era utilizzata come lingua internazionale del commercio alla stregua dell’inglese oggi, lingua internazionale del commercio molti secoli prima della sola idea di uno stato e di una lingua italiana fosse solo concepita, una lingua antica e nota chiamata dialetto dallo stesso Popolo che quasi al novanta per cento la utilizza ancora oggi come lingua madre nella quotidianità. Ecco cosa può fare un po’ di propaganda e una scuola sapientemente “italianizzata”.

I Veneti hanno una Storia millenaria, una storia che parla di giustizia, rispetto, dignità, coraggio, eguaglianza e democrazia sopra ogni altra nazione, certamente seconda a nessuna. Il primo paese al mondo a proibire la tratta degli schiavi fu la Repubblica Serenissima di Venezia nel 960, con la promissione del XXII Doge Pietro IV Candiano…. 900 anni prima degli Stati Uniti! La Serenissima, la più longeva Repubblica della storia dell’uomo. Una Repubblica che per 1100 anni ha rappresentato un baluardo incorruttibile contro la tirannia e le teocrazie. Un millennio di sangue versato a difendere la cristianità contro il misticismo islamico e un millennio a combattere re e signori degli ius prime noctis di tutta Europa.

Un millennio come unica sponda d’approdo e rifugio per perseguitati ed uomini liberi. Più di un millennio di storia gloriosa ed immensa, la più degna e ricca tra i popoli del mondo, cancellata da cento e cinquant’anni scarsi di farse e farsette risorgimentali e da un ventennio di propaganda fascista. L’Italia ha coscientemente e scientificamente disintegrato la storia dalla memoria di un Popolo. Nella scuola italiana la più gloriosa e longeva repubblica della storia umana viene ridicolizzata in un capoverso di alcune righe che parla delle repubbliche marinare.. Venezia come Amalfi! Infatti il mediterraneo da Cipro alla Dalmazia, dalla Turchia alla Crimea è costellato di Leoni amalfitani…! Furono le Galee amalfitane a fermare definitivamente ogni pretesa islamica sull’Europa a Lepanto! Fu Amalfi a combattere da sola tutti gli Stati del mondo alleati contro ciò che di terribile essa rappresentava per le loro tirannie: la democrazia e la libertà! Fu Amalfi a vincere la Lega di Cambrai.

No Signori, Venezia e solo Venezia fece tutto ciò, e Venezia, come ebbe a dire alcuni mesi fa il Rettore della “Universidad Catalana D’Estiu”, fu la sola ed unica vera madre della Democrazia e della Giustizia della moderna Europa

Le nuove generazioni stanno finalmente riscoprendo la verità soffocata dalla propaganda italiana, ora c’è la rete e l’informazione è finalmente davvero libera. Con le false pagine dei vostri testi scolastici risorgimentali, che hanno rovinato generazioni, oggi i ragazzi ci si rollano forse a malapena qualche canna. La rete e la libera informazione stanno riscattando l’onore e l’orgoglio di una nazione. La libertà di informazione non potrà che far pendere la bilancia sempre più verso la verità, ed inevitabilmente verso l’indipendenza!

Con la guerra fredda finita, regioni etnicamente omogenee non percepiscono più le stesse necessità di sicurezza nell’essere parte di uno stato più grande, e prediligono la valorizzazione delle proprie risorse produttive, ma anche e soprattutto culturali. Le nuove generazioni per non affogare nell’ “Horror vacui” della globalizzazione cercano il senso profondo della propria essenza nelle proprie radici, nella storia della propria gente.

La Scozia andrà al referendum per l’indipendenza nell’autunno del 2014. Il Regno Unito e l’Unione Europea accetteranno e prenderanno atto di qualunque risultato, democraticamente come una matura democrazia deve fare quando al suo interno si esprime il diritto umano universale dell’autodeterminazione.

Seguiranno come in un domino la Catalogna, il Veneto, le Fiandre, il Tirolo, i Paesi Baschi ed altri, spero, come i Sardi, i Corsi, I Bretoni etc. Ci saranno situazioni dove la democrazia ed i diritti umani sono da tempo entrati sotto la pelle delle persone che lasceranno scorrere questi eventi ineluttabili, altrove purtroppo vi saranno anacronistici e putrebondi parrucconi che tenteranno di rallentare con le unghie ed i denti marci l’inevitabile scorrere della Storia. Pazienza, perderanno qualche dente e qualche unghia prima di andare definitivamente a marcire nella fossa che li attende da tempo. Nessuno può fermare un Popolo in marcia verso la propria libertà.

Una piccola nazione può essere instaurata in modo pacifico e democratico e può dimostrare di dare benefici a lungo termine, non solo ai propri cittadini, ma al mondo intero come fece la Serenissima per più di un millennio, difendendo strenuamente attraverso i secoli, sola, quei valori che oggi in occidente ci sembrano essere dovuti, scontati, ma che qualcuno ha sacrificato generazioni nel sangue per farli giungere fino a noi e farceli sentire come il più sacro ed inviolabile dei patrimoni e dei successi dell’umanità.

Onore alla Venezia, viva la Nuova Repubblica Veneta.


Luca Polo


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