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L’Identità è l’antidoto alla crisi
di Luca Bertagnon 8/11/2013
 
 
L’Identità è l’antidoto alla crisi

Altro che Sole 24 Ore o Italia Oggi: per professionisti, artigiani e imprenditori le risposte alla crisi sono su L’Insorgente.


Due diverse circostanze, molto differenti tra loro, mi hanno stimolato una riflessione su un tema importante che tento brevemente di condividere in poche righe.
Una cena di amici che, a fine pasto, affrontando l’analisi della situazione lavorativa ha portato uno dei presenti a chiedersi: “come è possibile che in pochi anni siamo andati a finire così?”, ricordando come una Lombardia ricca, industrializzata, che fino a pochissimo tempo fa appariva come una locomotiva in corsa potente ed inarrestabile appaia sempre di più stanca e su un binario morto, con attività produttive che fuggono, professionisti che stentano, con un’edilizia in coma, dopo avere sfruttato tutto il territorio sfruttabile, ma soprattutto senza evidenti prospettive per l’immediato. Quella domanda disperata: “come è possibile che ci siamo ridotti così?”, che ho involontariamente colto nel discorso, mi è risuonata per giorni nella testa.
Analisi, valutazioni, ipotesi sedimentate nella mia mente, finché la risposta è venuta inattesa e con grande naturalezza in occasione della video intervista a Eva Klotz (pubblicata in home page). Illuminante a tale proposito il passaggio appassionato sull’identità: un termine svuotato, al quale sembriamo assuefatti e del quale fatichiamo a comprendere la vera essenza. Privati della nostra identità non riusciamo più a sintonizzarci neppure con il vocabolo.
“Com’è possibile che in pochi anni siamo andati a finire così?” Ebbene l’attuale situazione di disagio non è il risultato di una parabola discendente di pochi anni ma il naturale epilogo di uno sviluppo effimero, basato sul profitto che ha dimenticato le radici, avvilito le tradizioni e sottovalutato l’importanza di preservare la propria identità.
I Lombardi ancora più di altri popoli della Penisola si sono immolati all’altare del profitto. Grandi imprenditori, capitalisti e banchieri ponendo il profitto al primo posto non hanno avuto remore ad alimentare il dissolvimento sociale del Nord, facendo strame della lingua e delle consuetudini di una antica civiltà contadina che è stata velocemente rinnegata e con essa la preziosa cultura popolare e tradizionale alla quale quel mondo si riferiva.
Senza una lingua, senza i riti, le tradizioni, le leggende, si è assistito, negli anni, alla perdita di identità dei popoli del Nord e della Lombardia in particolare che, piegati al profitto, si sono visti invadere da un’immigrazione senza precedenti, inebriati e drogati dalle chimere del consumo e del benessere. In piena crisi di valori, spinti dalla voglia di possesso e di ‘crescita’ in Lombardia non ci si è curati della distruzione non solo del substrato culturale e tradizionale, ma neppure della progressiva devastazione del territorio, dell’ambiente e della stessa qualità della vita, fino ad arrivare a comprendere, non tutti e troppo tardi, che i beni effimeri e materiali non sarebbero mai stati, da soli, in grado di garantire un vero benessere. Il tema sul quale focalizzarsi non è quindi la crisi economica ma piuttosto la profonda deriva di valori e di ideali che si è insinuata e si è impadronita di una società, quella lombarda, che si riteneva protetta e al sicuro da tutto, alimentando l’egoismo e il più esasperato individualismo. Si è perso il sentimento di popolo, si è smarrita l’identità, ognuno pensa al proprio personale profitto e pone il proprio personale vantaggio sopra di tutto. In quest’ottica non stupisce e non scandalizza che imprenditori del Nord inseguano il guadagno preferendo delocalizzare, anche a costo di impoverire la propria terra, non stupisce che speculatori senza scrupoli, senza sentimenti e senza memoria si adoperino per inseguire il facile arricchimento, anche a costo di deturpare il territorio, di inquinare, di devastare. Non ci stupiamo più neppure di fronte all’imperversante arroganza delle mafie che trovano facile humus in una collettività individualista che, senza guardare più in faccia a nessuno, insegue l’utile prima di ogni altro valore.
Una società senza identità e senza memoria non si scandalizza nemmeno di fronte all’imperversare della burocrazia, al lievitare del ricorso all’impiego di stato, alla progressiva disaffezione verso il lavoro, alla rovina e all’abbandono del territorio, al dilagare di una politica deteriore ed inconsistente.
Ecco che in questo panorama non stupisce come i professionisti e i piccoli imprenditori non riescano a fare rete, a fare sistema, non abbiano la capacità di promuovere istanze di categoria, non si emozionino e non si scandalizzino più per il degrado dell’architettura, della cultura, del territorio, delle città.
Avere consentito ad una classe imprenditoriale votata alla finanza ed al profitto, con la complicità di uno uno Stato vorace e predatore che non è mai stato capace di diventare Nazione, di demolire la nostra identità, ha legittimato nei lombardi la convinzione di potercela fare da soli, con il solo aiuto del denaro e dei beni effimeri del consumismo capitalistico, portandoci inevitabilmente a scontrarci con la vacuità di un modello sociale, culturale ed economico perdente.
E’ certo che anche riconoscendo oggi, tardivamente, l’entità del danno derivato dalla perdita di identità, non sarà facile recuperare in breve tempo il terreno perduto, la memoria smarrita, la lingua e le tradizioni volatilizzate. Ma è altrettanto certo che senza ricostruire prima di tutto un solido tessuto sociale ed un consistente sistema di valori, sarà improbabile un vero rinascimento.
In questo quadro la battaglia per un’Europa dei Popoli non è altro che uno strumento per aiutare la nostra società malata a recuperare la coscienza di sé, riconoscendosi come popolo, nella speranza di ritrovare progressivamente una propria idea di Popolo, con valori propri, sviluppando una forte coesione interna ed una rinnovata solidarietà.
In quest’ottica poco ci interessano le vuote elucubrazioni sull’economia malata, proposte dai giornali dei padroni che hanno grossa parte di responsabilità per la crisi incombente, in quest’ottica sarà più facile trovare una via d’uscita ripercorrendo il sentiero della memoria e delle emozioni proposto dall’Insorgente che si propone come vero antidoto alla crisi di valori, che è causa della crisi economica e sociale che ci opprime.


Luca Bertagnon


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