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Il potere dei senza Potere
di Giuseppe Reguzzoni 18/10/2013
 
 
Il potere dei senza Potere

Riportato il 17 ottobre in caratteri piccoli, nelle pagine web più interne, perché, ormai, non fa più neppure notizia: «Venezia. Imprenditrice si toglie la vita perché non riesce a far fronte ai debiti». In verità non è vero che non fa notizia: non l’ha mai fatta. Fa notizia quel che il Ministero del Condizionamento dice che deve fare notizia: la mucca pazza, i funerali di Priebke, la Porsche di Balotelli, i Bunga Bunga, Dudù, la Kyenge, i mezzi busti televisivi e chi più ne ha, più ne metta. Giorni fa, una mia collega si scandalizzava perché «i ragazzi di oggi non guardano più nemmeno il telegiornale». «Fanno benissimo», le risposi io, «dato che si tratta di media di regime», accrescendo, se possibile, ancor di più lo scandalo. I benpensanti oggi sono quelli che pensano secondo il sistema. I suicidi non fanno notizia perché non la devono fare. Così ha deciso chi comanda. In questi tre anni ne abbiamo viste e sentite di tutte, ma sempre e solo di striscio. Abbiamo sentito di artigiani che si davano fuoco davanti a Equitalia. Digeriamo un sistema in cui si chiama Equitalia un’agenzia che chiede il pagamento dell’anticipo di imposta su spettanze di cui rinvia di decenni il pagamento.

Digeriamo persino che la soluzione possa essere sostituire Equitalia con un’agenzia, magari regionale, che faccia la stessa cosa e con le stesse modalità. In Italia di tasse si muore, ma non basta constatare che ormai persino la storica imprecazione “governo ladro” sia del tutto insufficiente. Ladro e assassino, verrebbe da dire. Ma alla fine resterebbe solo una profonda e lacerante amarezza, che si frantuma sul muro dell’indifferenza eretto dal Potere. I cittadini: moschini, che la mano feroce di chi ha costruito questo sistema allontana, infastidita, o schiaccia senza pietà. In Tibet i monaci buddisti si danno fuoco per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale su un Paese occupato e privato della propria libertà. È un gesto di protesta forte, ma anche di orgoglio. Da noi c’è solo la disperazione. Che potere ha questa gente comune, che ancora non accetta di lasciarsi inebetire da indigestioni di veline e calciatorio o di riporre tutta la propria speranza nel Gratta e Vinci o nella SISAL? Che potere ha chi, schiacciato tra tasse e tentativi di togliergli non solo la libertà, ma la stessa percezione della sua assenza, vorrebbe ancora alzare la testa? Sono gli uomini, le donne, singoli o gruppi, che ancora hanno la forza di “dissentire”. Che cosa possono fare, dunque questi "dissidenti", come uomini e donne, che sono al di fuori di tutte le strutture del potere e nella posizione di "subcittadini"? hanno essi ancora le forze e le possibilità per agire in qualche modo sulla società e sul sistema sociale? Possono, in definitiva, cambiare qualcosa? Possono, in qualche modo, ancora resistere al Male o, almeno, rallentarne l’avanzata? Sono le stesse domande che, alla fine degli anni Settanta e in un’Europa dell’Est ancora sotto il giogo comunista, si poneva un uomo libero come il drammaturgo Vaclav Havel, che qualche anno dopo e con alle spalle la galera comunista, sarebbe divenuto il primo presidente della Cecoslovacchia libera, così libero e rispettoso della libertà, da consentire, da Presidente, la secessione della Slovacchia. In Italia il Potere ha il volto dei vomitevoli privilegi della casta romana, del Quirinale che costa più dell’Eliseo e di Buckingham Palace messi insieme, di un Direttore generale di Equitalia che guadagna più di Obama, dei colonnelli di un (oggi) partitino che ha preteso di rappresentare il Nord e si è semplicemente limitato a sedersi alla tavola del potere ...

La Casta esiste ed è una cosa sola col Potere romano. Difficile avvicinarsi a questo Potere e rimanerne immuni. Come l’anello di Frodo esso possiede chi lo possiede, e lo abbruttisce interiormente, allontanandolo dalla vita reale. Eppure bisogna reagire, perché ne va della nostra più profonda verità. Proprio per questo la politica resta necessaria e proprio per questo occorre che i “dissidenti” non si perdano d’animo, ma tornino a essere presenti e vigilanti. Ignazio di Loyola, il santo fondatore dei Gesuiti, che di potere se ne intendeva, diceva che il potere va dato a chi non lo desidera e non lo chiede. Prima di ogni movimento politico deve esserci una coscienza vigile. Un movimento politico può farsi interprete del malessere profondo che lacera questa nostra società solo se su di esso non grava il sospetto di essere solo e semplicemente funzionale alle poltrone da occupare, come è accaduto alla Lega 2.0. Il Potere lavora per cancellare la rappresentanza e tacitare le coscienze vigili. I modi sono tanti, ma sono quelli di sempre: dividere e/o infiltrare. Divide et impera, era il metodo preferito dall’antica Roma per spezzare la resistenza dei popoli su cui si stendeva la propria brama di potere e di dominio. Infiltrare, significa non necessariamente collocare propri uomini all’interno di una struttura politica di resistenza, ma, magari e più semplicemente, comprarseli, con la promessa di posti e di partecipazione al Potere. Sono pochi gli uomini che sanno resistere a questa tentazione.

Proprio per questo un movimento politico che voglia rimanere tale - e non ridursi a macchina di consenso elettorale per la rielezione di questo o quell’esponente della Casta -, deve avere il coraggio di introdurre dei correttivi, vale a dire degli strumenti forti di controllo e di vigilanza contro il deterioramento dei rapporti tra chi ci rappresenta e la causa per cui sono stati scelti: vietare il cumulo degli incarichi, ridurre il numero dei mandati, assicurare il controllo costante ed effettivo dal basso ... La base non è fatta di bifolchi cui spetta solo votare e raccogliere voti per il poltroniere di turno! Essa ha il diritto e il dovere di controllare e verificare. Ne va della carica rivoluzionaria e innovativa di un movimento e, non da ultimo, della sua capacità di farsi interprete del malessere oggi dominante. Il primo potere dei senza potere è chiamare le cose con il loro nome. Additare il torto e l’ingiustizia senza compromessi politici ed evitare i traditori e i collusi, tutte le volte che se ha l’evidenza. È poco e non è poco, perché un Potere, costretto a manifestare il proprio vero volto, fa meno paura ed è più vulnerabile. Solo la verità, ci farà liberi ...

Giuseppe Reguzzoni


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