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Chiesa e immigrazione: dibattito a più voci
di Sergio Bianchini 18/10/2013
 
 
Chiesa e immigrazione: dibattito a più voci

Quella che segue è la trascrizione di uno scambio di e_mail, un dibattito nato da una presa di posizione di Sergio Bianchini, che accusa la Chiesa cattolica di essere la madre di tutta la debolezza in cui si dibatte la nostra civiltà. Ai lettori il compito di districarsi tra posizioni diverse, nella convinzione che, in ogni caso, di certe cose occorre avere il coraggio di parlare con libertà.

Sergio Bianchini, Dirigente scolastico in pensione e presidente di Scuola Nostra, Regionale e federale

La chiesa cattolica è la madre della doppiezza e della irresponsabilità italica?
“Basta! Basta! Basta! Basta! Basta assistere alla morte di decine di migliaia di persone nel disperato tentativo di entrare illegalmente in Italia! Basta assistere al traffico di esseri umani perpetrato dalla criminalità organizzata che lucra sulla loro pelle! Basta assistere alla flagrante violazione delle nostre leggi nel nome del relativismo giuridico e del buonismo che incrina lo stato di diritto! Basta con l’autocolpevolizzarci attribuendoci tutte le colpe ed assolvendo gli altri da ogni responsabilità!
Altro che vergognarci! Noi italiani abbiamo dato fin troppo! Per prevenire che possano morire li andiamo a recuperare non solo in acque internazionali ma persino nelle acque territoriali straniere. Per soccorrerli quando sono a un passo dalla morte dispieghiamo le nostre unità navali militari e civili, pubbliche e private, in una gara di solidarietà assolutamente gratuita che va al di là di qualsiasi prescrizione contemplata dai trattati internazionali.
Altro che eliminare il reato di clandestinità! Noi italiani siamo arrivati al punto di negare l’evidenza della clandestinità autocensurandoci mettendo al bando la stessa parola clandestino, al punto di considerare reato non la clandestinità ma chi rappresenta correttamente la realtà denunciando la clandestinità! Per legittimare il nostro intervento arriviamo al punto di chiudere entrambi gli occhi sul fatto che si tratta di una attività criminale che frutta più del traffico di droga e che dovrebbe essere contrastata col massimo rigore. Per predisporci positivamente nei loro confronti neghiamo spudoratamente il fatto che chi sale sulle carrette del mare, piaccia o meno, è corresponsabile del reato di ingresso illegale nella nostra frontiera con l’aggravante che ciascuno di loro paga una cifra stimata in mille euro……………… Basta con l’ideologia del globalismo che , da un lato , abbatte le frontiere e lo stesso Stato nazionale e , dall’altro, legittima l’emigrazione arbitraria e incontrollata di milioni di persone che in Italia e in Europa non potremmo mai accogliere!..................”(editoriale sul sito IO AMO L’ITALIA del 4-10-2013)
Come non essere d’accordo con queste parole scritte da Magdi Allam, l’Egiziano naturalizzato Italiano, che ha fatto in sincerità ed a rischio costante della vita il tentativo di coniugare l’umanesimo cristiano e l’Italianità!
Ad un certo punto proprio il suo tentativo si è infranto contro la piega sempre più mondialista della chiesa cattolica.
Questo papa covava dietro le quinte curiali da anni e forse rappresenta la corrente crescente della chiesa cattolica che si stacca sempre più non solo dall’Italia ma dall’Europa. Per accrescere se stessa la chiesa cattolica ha definitivamente abbandonato i “vecchi italiani” sposando “i nuovi italiani” e demolendo gli ultimi residui di sovranità dello stato italiano. Per accrescere se stessa, ha abbandonato l’Europa costringendo alle dimissioni l’ultimo papa europeo e regalando l’Europa al suo mondialismo afroamericano in perfetta sintonia con gli presidente degli USA Obama di cui si trova ad essere oggi il principale sponsor culturale in Europa. Ma sono ormai troppo selvagge le contraddizioni che dobbiamo sopportare per reggere a lungo. Per essere coerenti col buonismo martellante dovremmo mandare navi non a salvare naufraghi paganti ma a prelevare gratuitamente i migranti sulle coste del mediterraneo meridionale. Dovremmo dare loro la cittadinanza ed il welfare. E’ una cosa palesemente assurda ma sarebbe l’unica scelta coerente con la musica assordante dei mondialisti. Quindi siamo condannati al coito altruistico interrotto, al masochismo ininterrotto, alla paralisi agitante che ci conduce alla miseria e alla disperazione.
Il Nord. Il nord condivide, anzi paga per primo il destino dell’Italia da cui non riesce a staccarsi proprio per la sua forte religiosità cattolica. Si, bisogna ammetterlo, ciò che impedisce l’affermarsi di una maggioranza indipendentista o almeno autonomista al nord è proprio il neosolidarismo cattolico che ci inchioda ad essere lo sgabello dell’Italia e costringe l’Italia ad essere la porta aperta dell’Europa sul sud, non del mondo che per fortuna in Asia è decollato col lavoro, sul sud del mediterraneo e dell’America.
Questo neosolidarismo parossistico pur essendo inquadrato nell’impianto teologico tradizionale è fortemente innovativo rispetto alla tradizione cattolica centrata sull’Italia e sull’Europa seppur aperta al mondo intero. Adesso questo solidarismo è sempre più fortemente centrato fuori dall’Europa e dall’Italia pur mantenendo la sede fisica centrale a Roma. Esso è quindi il primo esempio della contraddizione assoluta. Se la chiesa cattolica volesse coerentemente porsi fuori dalle nazioni e sopra il mondo dovrebbe avere una sede vagante, magari dieci anni per ogni capitale nazionale, e non fruire in alcun luogo di privilegi nazionalistici e dello “sterco del diavolo” ( come il nuovo papa chiama il denaro ) molto gradito e richiesto, oggi all’8 per mille ma di cui sicuramente gradirebbe percentuali maggiori. Nel medioevo la chiesa fruiva di circa 1/3 di tutta la rendita fondiaria europea ma svolgeva un ruolo fondamentale nella difesa e nella crescita culturale e politica dell’Europa stessa. Oggi non è più così, vuole stare fuori ma avere lo “sterco del diavolo” europeo sia da regalare che per nutrirsi. Può durare tutto questo?

Mauro Mangiarotti, insegnante di religione alle scuole medie

Per quanto mi riguarda assolutamente delirante, ma si sa io sono un cattolico e cattolico significa universale. Certo occorre riflettere sul come rendere possibile la relazione tra singolare e universale, tra la singolarità dell'esperienza di Gesù e l'effetto universale della sua pasqua. La teologia non solo cattolica ci riflette da anni ma non è di facile soluzione. Comunque in uno stato laico la parola del papa serve a orientare le coscienze, non è quella di uno statista ma la parola di un padre per il quale ogni figlio è uguale, è figlio appunto. adesso non ho tempo per continuare a riflettere ma lo faremo in seguito. Mangiarotti

Giuseppe Reguzzoni, insegnante, giornalista, storico

Caro Sergio ti devo una risposta, e lo faccio volentieri, malgrado i pacchi di compiti da correggere che le classi pollaio della riforma ci stanno regalando e malgrado sia in partenza per la Buchmesse e, dunque, molto di corsa.
Non trovo affatto "delirante" quel che tu scrivi, come chi mi ha preceduto nella risposta. Sono accuse non nuove alla Chiesa Cattolica, di cui, anch'io, mi sento indegnamente e incoerentemente membro. Già Machiavelli, e dopo di lui Sismonde de Sismondi (cui risponde Manzoni nelle Osservazioni), accusava la Chiesa cattolica di aver privato gli italiani del senso morale e civico e di aver impedito l'unità della penisola. L'argomento si ritrova, poi, in tutti i polemisti massoni del Risorgimento. Attento, quindi, alle cattive compagnie ...
Nello specifico, credo che la Chiesa cattolica italiana ed europea stia vivendo un momento, non facile, di transizione, se non di crisi identitaria profonda. Non credo che abbia fatto la scelta del mondialismo, nel senso postsessantottino del termine, ma che, semplicemente ne senta la suggestione. Un po' perché c'è della confusione dottrinale in giro, un po' perché, forse, qualcuno dentro di essa, pensa in termini di sconfitta dell'Europa e si prepara già al dopo.
Penso anche, ma è davvero un'opinione molto mia, che non bisognerebbe mai confondere il magistero del Papa (universale), con i temi (locali) della politica italiana ed europea. Che cosa ci si aspetta dal Papa: che dica che va tutto bene? che non ricordi la necessità della compassione cristiana?
Nella storia della Chiesa accoglienza e resistenza si sono sempre mescolati: si pensi alle invasioni degli Ungari, dei Tartari, dei Turchi etc. La Chiesa non cavalcò la resistenza, ma la legittimò, pur invocando la "conversione" del Nemico.
Quelli che arrivano, in ogni caso, non sono Tartari, ma masse di disperati, che avrebbero "il diritto di non emigrare" (B XVI).
La Chiesa dà dei principi, toccherebbe ai politici cristiani applicarli, ma costoro sono presi da altre e più venali preoccupazioni.
Le responsabilità sono tutte dell'incapace e inetta classe politica italiana (Lega inclusa, con qualche colpa in più per una pretesa e non mantenuta rappresentanza) ed europea (in questo caso con l'aggravante della premeditazione e della pianificazione: uso amorale dell'immigrazione di massa per costruire la "nuova europa").
Da credente, mi consolo con il fatto che nel CREDO si recita (in scala gerarchica): Credo in unum Deum, Credo Ecclesiam (senza l' "in"); non si recita: credo Vaticanum, articolo che vale solo per i bigotti che cercano istituzioni rassicuranti.

Giovanni Cominelli, filosofo, scrittore

Il pezzo di Sergio si divide nettamente in due parti. Sulla prima ho poco da aggiungere. Sull'immigrazione stiamo procedendo nel caos più assoluto. I Paesi rivieraschi scaricano su di noi tutti i poveri disgraziati dell'Africa e del Medioriente, cacciati dalle guerra civili, dalla miseria, dalla disperazione. Un dramma umanitario immenso, la cui soluzione non si può avviare senza il concerto fattivo dell'Europa. E questo non c'è. L'idea dei respingimenti, una volta che stanno per approdare o sono già approdati, non sta funzionando. Difficile sostenere che occorra mitragliarli, quando stanno approdando. Difficilmente realizzabile e comunque costosissimo farli approdare e poi caricarli su una nave o su un aereo per rimpatriarli. Torneranno. Servirebbe una task force europea, che li blocchi alla partenza, nell'immediato, e una politica verso il Centro-Africa, che è la fonte principale del flusso.
Nessuna legge nazionale è in grado di far fronte ad un'emergenza del genere. Perciò noi italiani mischiamo pietà, burocratismo, indifferenza (così per un verso vengono incriminati i superstiti, per l'altro proclamiamo lutto nazionale per i morti).
Resta, al fondo, il problema irrisolto del filtro di un'immigrazione commisurata ai posti di lavoro, che sono tanti, che gli italiani non vogliono più fare.
Sulle colpe della Chiesa cattolica, del mondialismo, di papà Francesco condivido le osservazioni di Reguzzoni. La Chiesa cattolica sta perdendo le basi in Europa. Si sta orientando verso le comunità che a livello mondiale sono le più numerose: America Latina, Asia, Africa.
Il mondialismo è tale solo dal nostro punto di vista europeo. Nel mondo lo vedono in modo diverso. Giacché il mondo sono loro ormai, noi siamo solo un piccolo luogo prestigioso.

Sergio Bianchini

Bello l'allegato di Cominelli. Grazie. Sulla questione del cattolicesimo non ci capiamo. Io ho detto che il nostro cattolicesimo ci rende impotenti. Non sono d'accordo che il governo nazionale non possa fare niente. Già Maroni dimostrò il contrario. Inoltre quelli che arrivano qui non sono i più poveri e disperati dei loro paesi ma anzi a volte, anche tante volte, sono delle elite. Quindi i segnali che una nazione lancia sono fondamentali per orientare le scelte dei potenziali migranti o non.
Se si capisce che una volta entrati, in qualunque maniera, tutto si aggiusterà il messaggio è chiaro. Mi viene in mente il dibattito a scuola sull'uso delle note. Tanto non servono dicevano molti, per cui si rinunciò gradualmente a sottolineare difronte ai genitori le scorrettezze dei figli. Con conseguenze tragiche. Certo anche il contenimento richiede metodo ed energie. Da noi al contrario si ammicca e si ignora. Dopo le benedizioni del Papa a Lampedusa gli sbarchi sono triplicati. Perchè gli altri papi non sono andati a Lampedusa? Woitila andava nei paesi lontani dall'italia rispettando la tempistica e la sovranità dello stato che ospita lo stato vaticano e comprendendo la delicatezza della questione. Dire che le mie osservazioni sull'influenza fatale della chiesa nel destino italiano siano già state fatte non vuol dire che siano false, anzi. E il problema che sollevo io è quello dell'inconsistenza delle capacita di governo italiane ed anche padane e non della fede cristiana. Ma la capacità di governo mancante riguarda sia i governanti che i governati. Perchè non si riesce a creare una classe dirigente almeno un pò sintonizzata con i problemi e con la popolazione? Perchè abbondiamo di analisti, di commentatori, di suggeritori, di valutatori ma siamo assolutamente carenti di GOVERNATORI a tutti i livelli? E quando i super analisti vanno al governo dopo 6 mesi decadono e muoiono nel gradimento dell’opinione pubblica e nell'efficacia risolutiva dei problemi. Sembra una malattia incurabile. Io credo però sia abbastanza legata al nostro spiritualismo e non accetto le facili e superficiali interpretazioni circa la misteriosa corruttibilità degli amministratori. Dobbiamo ammettere che le nostre categorie etiche che usiamo per valutare gli altri e noi stessi fanno acqua. Che siamo fatti male e dobbiamo trovare il modo di correggerci, di coniugare nella quantità e nel tempo altruismo ed egoismo, libertà e obbedienza, pazienza e orgoglio, complessità e cultura con la semplicità, libertà e realismo. Cambiare per non morire storditi o urlanti.

Mangiarotti

Purtroppo ho sempre pochi minuti ma è grazie a Bianchini se possiamo fare queste discussioni. Discussioni su qualcosa di reale, non le solite parole al vento. Allora grazie Bianchini e magari potremmo fare su un tema così importante anche un incontro-confronto pubblico facendoci aiutare da chi ha competenze maggiori.
Due parole per rilanciare:
Nell'articolo di Magdi Allam non capisco perché si mettano insieme carnefici e vittime. Le persone che desiderano venire in Italia o in Europa e coloro che li fanno salire su improbabili barche, facendosi pagare grosse somme e abbandonandoli alla deriva. Dobbiamo prendere e punire quelli, certo, ma il problema dell'immigrazione è un altro. Se non avessimo il mare tra noi e loro non servirebbero certo questi intermediari. Molti non morirebbero in mare e allora che cosa faremmo? Come possiamo affrontare seriamente il tema dell'immigrazione? Qui mi spiace la Chiesa cattolica non c'entra nulla, richiama solo il dovere dell'accoglienza che è punto fondamentale della sua dottrina, del vangelo ma anche di tutto l'insegnamento dell'Antico testamento: orfani, vedove e stranieri sono sacri.
Non si può fermare l'immigrazione, io credo che invece si possa e si debba regolarla, orientarla.
Quando Bianchini dice che la Chiesa cattolica "per accrescere se stessa ha abbandonato l'Europa costringendo alle dimissioni l'ultimo papa europeo e regalando l'Europa al suo mondialismo afroamericano in perfetta sintonia con il presidente degli USA Obama di cui si trova ad essere il principale sponsor culturale in Europa", mi sembra davvero una lettura a dir poco fantasiosa.
ROMA - Di fronte alla presenza degli immigrati occorre assicurare "la sicurezza e l'accoglienza", garantendo "i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli". Benedetto XVI, parlando ai fedeli di Piazza San Pietro dopo la recita dell'Angelus, affronta il tema dell'immigrazione.
In queste ultime settimane la cronaca ha registrato l’aumento degli episodi di immigrazione irregolare dall’Africa. Non di rado, la traversata del Mediterraneo verso il continente europeo, visto come un approdo di speranza per sfuggire a situazioni avverse e spesso insostenibili, si trasforma in tragedia; quella avvenuta qualche giorno fa sembra aver superato le precedenti per l’alto numero di vittime. La migrazione è fenomeno presente fin dagli albori della storia dell’umanità, che da sempre, pertanto, ha caratterizzato le relazioni tra popoli e nazioni. L’emergenza in cui si è trasformata nei nostri tempi, tuttavia, ci interpella e, mentre sollecita la nostra solidarietà, impone, nello stesso tempo, efficaci risposte politiche. So che molte istanze regionali, nazionali e internazionali si stanno occupando della questione della migrazione irregolare: ad esse va il mio plauso e il mio incoraggiamento, affinché continuino la loro meritevole azione con senso di responsabilità e spirito umanitario. Senso di responsabilità devono mostrare anche i Paesi di origine, non solo perché si tratta di loro concittadini, ma anche per rimuovere le cause di migrazione irregolare, come pure per stroncare, alle radici, tutte le forme di criminalità ad essa collegate. Dal canto loro, i Paesi europei e comunque quelli meta di immigrazione sono, tra l’altro, chiamati a sviluppare di comune accordo iniziative e strutture sempre più adeguate alle necessità dei migranti irregolari. Questi ultimi, poi, vanno pure sensibilizzati sul valore della propria vita, che rappresenta un bene unico, sempre prezioso, da tutelare di fronte ai gravissimi rischi a cui si espongono nella ricerca di un miglioramento delle loro condizioni e sul dovere della legalità che si impone a tutti. Come Padre comune, sento il profondo dovere di richiamare l’attenzione di tutti sul problema e di chiedere la generosa collaborazione di singoli e di istituzioni per affrontarlo e trovare vie di soluzione. Il Signore ci accompagni e renda fecondi i nostri sforzi!
Come si vede ogni papa richiama gli stessi valori universali che poi devono essere declinati nelle diverse situazioni, e questo è il compito dei politici. Ma quello che richiama il papa è ciò che spontaneamente vive la mia nonna e anche la gente di Lampedusa. Non so, vedere dietro a papa Francesco il tentativo della Chiesa di crescere mi pare non corretto.
Ma sarebbe davvero utile, come dicevo nella mia email precedente, riflettere su dignità umana e diritti, sulla possibilità che esistano valori universali e quindi sul legame cultura-valori. Temi forti e molto interessanti.
Grazie e avanti, dal confronto tutti possiamo imparare. Mangiarotti.

Sergio Bianchini

"Non si può fermare l'immigrazione, io credo che invece si possa e si debba regolarla, orientarla". Su questa frase di Mangiarotti sarebbe d'accordo il 120% di noi. Il problema è che proprio quando si prova ad applicare la regolazione non si combina niente. La regola!
30 anni fa al culmine della disperazione nel vedere dall'interno cosa era la scuola dormivo svegliandomi ogni 10 minuti con LA REGOLA di s.Benedetto sul comodino.
Ecco, gli italiani hanno un rapporto schizofrenico con la regola.O è troppo dura o è troppo molle. Non è mai giusta. Questo vale in tutte le circostanze. A scuola, come preside, ad esempio, difronte ai numerosi furti rifiutai l'atteggiamento comune che è quello di NON CERCARE il ladro. Lo cercavo e LO TROVAVO SEMPRE: Quando qualcuno ruba a scuola lo sanno in 20 chi è stato. Faccio questo esempio per far capire quale sia il rapporto DI MASSA con la regola. Anche difronte a cose pazzesche fatte dagli adulti è uguale. Una volta si trovò in palestra un sacco di immondizia rovesciato in centro con accanto sette siringhe. Iniziò il dibattito , le discussioni, le polemiche che sono costanti sempre e dovunque. Io andai in farmacia e chiesi se avevano venduto 7 siringhe. La commessa curiosa mi disse di si e proprio ad una mia bidella. Il giorno dopo un appuntato dei carabinieri venne a scuola e mi disse" in questo paese le indagini le facciamo noi". Tutto è sotto gli occhi di tutti ma non succede niente. La non applicazione della regola, per evitare tragedie, è la condizione costante della vita quotidiana in questo paese malato. Allo stesso tempo la PRODUZIONE della regola è fortemente deformata. Viene concepita fin dall'inizio in modo ambiguo con numerose vie di uscita e scappatoie e quasi sempre con durezze e rigidità eccessive. Il paese del DUROMOLLISMO come lo chiamo io. E qui si inserisce il nostro cattolicesimo. Non riusciamo a stabilire un nesso accettabile tra la nostra moralità e la legalità. Non riusciamo quindi a costruire uno stato non pretendo amabile ma almeno decente. Avendo visto questo sistematicamente, per anni, e proprio dentro lo stato, sono arrivato alla conclusione che a italia intera non si riesce a fare la sintesi e quindi la regola accettabile perchè siamo 3 popoli diversi. Il federalismo per me è quindi non un mezzuccio legato alle sole questioni economiche ma un tentativo di eliminare l'ipocrisia e la schizofrenia quotidiana di massa. E' l'ultima vana speranza?

Giovanni Cominelli

La vergogna è un nobile sentimento, assai facile a provarsi, soprattutto quando, sotto sotto, è un atto d'accusa verso altri. Sarebbe interessante sapere cosa esce da questo fiume di vergogna. Papa Francesco ha il dovere di richiamare tutti all'elementare senso di fratellanza umana; ma a noi, se vogliamo prenderlo sul serio, non basta rimandare l'eco di quelle parole: dobbiamo dire che cosa bisogna fare.
A partire dal fatto che si manifesta in questa circostanza l'impotenza di un Paese, chiamato a gestire per conto dell'intero continente europeo le tragedie di quello africano (a loro volta causate dal colonialismo e dall'incapacità di quello francese e belga di creare classi dirigenti; gli inglesi hanno creato classi dirigenti). E non solo dell'Africa, ma anche del Medioriente.
A me pare che:
1. i flussi migratori vadano regolati, in relazione alle nostre capacità di accoglienza, di ospitalità e di insediamento nel mercato del lavoro. Capacità che non sono infinite, ovviamente. E poichè noi siamo la porta più sgangherata d'Europa, saremo costretti dagli altri Paesi europei. Potremmo chiedere in cambio un consistente aiuto per regolare l'intero meccanismo, che investe l'intera Europa. L'entrata clandestina può anche non essere considerata reato, ma, in ogni caso, va impedita. Che poi, una volta individuato il clandestino, lo rinchiudiamo in un lager orribile, questa è la cultura amministrativa e giudiziaria di un Paese, con un sistema carcerario ottocentesco. Ma se non lo rinchiudiamo, lo dobbiamo riportare indietro. E se lo riportiamo, lui torna. Quando arrivano in vista delle nostre coste, sempre che ci arrivino vivi, la regolazione non è più possibile. Perciò è all'esterno che bisogna operare. Entro certi limiti. Perchè è più facile aiutare in Paesi dal punto di vista economico, assai più difficile intervenire nel bel mezzo di guerre civili a bassa o a alta intensità (vedi Siria, Egitto, Tunisia, Centroafrica...). Questo lo può fare solo l'Unione europea.
2. A quelli che accettiamo, occorre offrire le condizioni civili indispensabili: lavoro, casa, alloggio, scuole. La Svizzera negli anni '50 usava il metodo della chiamata. Questo significa che qualcuno nel Paese di emigrazione si occupa di organizzare/filtrare, con Uffici appositi.
3. Occorre una forza militare e di polizia europea autorizzata a intervenire non attorno alle nostre coste, ma su quelle africane, per debellare mafie, scafisti e pirati, visto che i Paesi della primavera araba non hanno nessuna capacità/volontà di intervenire, anche perchè le polizie locali sono comprate dalle suddette mafie. Accordi di questo genere devono essere siglati dall'Unione europea. E' evidente che si finisce per esercitare un diritto di intervento democratico negli affari dei Paesi rivieraschi. Ma è escluso che noi possiamo amministrare passivamente gli effetti, le cui cause non siamo minimamente in grado di controllare.
Giovanni.
PS. Nel 2007 sono stato a Tamanrasset, il villaggio in cui venne assassinato Padre Charles de Foucauld, giù in pieno deserto algerino. Il villaggio è diventato in pochi anni una città di 200 mila abitanti, punto di arrivo delle vie di comunicazione attraverso il deserto, che salgono dall'Africa. Il prete di lì ci ha spiegato che quando arrivano a Tamanrasset, per loro è già porta d'Europa. Di lì sciamano verso i Paesi rivieraschi, finiscono in mano a gruppi mafiosi, formati da militari e poliziotti, che tolgono loro i dollari o gli euro accumulati dalle loro famiglie (come è noto, sono i più "agiati" e i più istruiti che emigrano) e li buttano sulle coste italiane e spagnole, vivi o morti. Ne consegue, che è laggiù che si decide. Sulle coste è troppo tardi.


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