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Studenti, prendete in parola la ministra Carrozza: Ribellatevi a lei.
di Sergio Bianchini 20/9/2013
 
 
Studenti, prendete in parola la ministra Carrozza: Ribellatevi a lei.

Pare che la Ministra Carrozza, ex giovanissima dirigente di una misteriosissima “scuola superiore S. Anna” (che tanto misteriosa non è per chi vuole scoprirla davvero e risulta sorprendentemente piccola ed elitaria a spese pubbliche e impastata coi soliti noti, come Giuliano Amato),  abbia detto ai giovani il primo giorno di scuola: «Ragazzi, siate ribelli e non accettate le cose come sono. Cambiate questo mondo, è lì che vi aspetta».

E’ curiosa la schizofrenia di altissimi dirigenti dello stato che invitano i giovani a ribellarsi. Proprio nella “loro” scuola, infatti, viene diffuso e vige il più grande conformismo e la più grande sudditanza alle coordinate culturali della classe dirigente politico – mediatica che ha in mano il paese: ondialismo, ambientalismo, nazionalismo antinordico, egualitarismo sessuale, venerazione per i santoni del sinistrismo e demonizzazione delle opinioni non conformi.

Questo appello al ribellismo è quindi da intendersi come un invito alla rivolta non alla “loro” scuola, ma contro quei valori e quelle visioni che ancora e nonostante tutto rifiutano di morire, di scomparire e che sono molto presenti nel temutissimo comune sentire del temutissimo popolo: la libertà personale, il rifiuto delle forzature dall’alto o dall’esterno, il desiderio di benessere e di efficienza a fronte di un impegno nello studio e nel lavoro, la speranza in amori tradizionali dove viga la collaborazione ed il rispetto tra un uomo ed una donna.

A questo appello i giovani devono quindi rispondere con una sonora pernacchia e devono invece concentrarsi sulle tremende catene che la lobby pseudo riformista e buonista ha messo allo studente italico e padano. Fondamentalmente le catene che stritolano lo studente sono 5 che per comodità elenco ed a queste va dichiarata una guerra ed una ribellione totale:

Curricoli giganteschi - soffocanti per gli alunni e  controproducenti per l’apprendimento: le 1000 ore annue del curricolo tipo vigente in italia sono le più lunghe in Europa dove le nazioni con i rendimenti più alti(Finlandia, Norvegia…) viaggiano sulle 700 ore annue. Di fatto è resa impossibile la settimana corta che è regola in tutta Europa salvo l’adozione del fenomeno mostruoso delle 6 ore consecutive di lezione vigenti in molte scuole superiori.

Instabilità e nomadismo intollerabile del personale - La transumanza del personale che dal sud sale al nord e poi se ne va è assolutamente incompatibile con un funzionamento minimamente normale della scuola, e colpisce soprattutto il nord. Inoltre il rito della transumanza (i trasferimenti) ha la precedenza su tutti i provvedimenti del personale, che quindi ne risultano sempre ritardati dando vita al ritardo cronico nella nomina del personale annuale.

Ingestibilità e bassa qualità del personale - Sono state eliminate tutte le procedure di valutazione in itinere del personale docente e direttivo. Sono ancora del tutto inefficaci le misure di selezione preliminare del personale e non si vuole eliminare la dittatura della graduatoria nazionale.

Una valutazione degli alunni spesso imprevedibile, ultravariabile e poco scientifica.  - Non solo esistono macroscopiche differenze tra nord e sud, ma anche nei singoli istituti la mancanza di un lavoro seriamente impostato produce spesso clamorose differenze tra classe e classe e docente e docente anche nella stessa disciplina.

Mancanza di seri percorsi di studi professionale - La riforma Gelmini ha licealizzato perfino gli IPS che stavano passando alle regioni, invertendo così la tendenza avviata dalla riforma Moratti assistita dal nostro luminare bergamasco Prof. Bertagna. Gli stage sono ridottissimi ed aggiuntivi rispetto al curricolo.

Il risultato è la stagnazione cronica della vita scolastica, il continuo deterioramento della voglia di insegnare e di apprendere, la separazione sempre maggiore della vita scolastica dalla vita e dal lavoro reale (la cosiddetta licealizzazione è una delle forme di ciò) a cui in teoria la scuola dovrebbe preparare. Da qui discende la progressiva diminuzione della voglia di studiare nella massa degli alunni ed anche il dilagare di comportamenti depressivo-trasgressivi.

Tutto questo con costi abnormi. Si dice che la scuola Italiana spenda meno, in riferimento al Pil, delle altre nazioni europee. In realtà non appare mai chiaro se nel calcolo del costo per lo stato sia compreso l’onere comunale e provinciale (assolutamente unico nel suo genere) relativo alla costruzione, manutenzione e riscaldamento degli edifici scolastici. Ed i costi per il personale educativo di sostegno agli alunni div.abili.

Ma anche a prescindere(e non è poco) da questo, la spesa assoluta certificata OCSE per alunno è la più alta d’Europa. Inoltre essa, da noi e solo da noi, è quasi tutta legata a costi del personale e ciò significa che il materiale didattico è totalmente assente o gravemente carente.

Lo stato fa come i comuni del meridione che spendono tutto per assumere impiegati a danno dei servizi da erogare, in primis proprio la costruzione e manutenzione degli edifici scolastici.

C’è proprio di che ribellarsi ed è ora che i nostri studenti comincino a farlo non nel modo caotico ed opportunistico dei pseudo movimenti del sinistrismo, ma col modo chiaro, ordinato e consapevole che il nostro stile padano e civile ci suggerisce.


Sergio Bianchini


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