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Scandalo pedofilia in Germania: la cosiddetta rivoluzione sessuale del partito dei Verdi
di Giuseppe Reguzzoni 20/9/2013
 
 
Scandalo pedofilia in Germania: la cosiddetta rivoluzione sessuale del partito dei Verdi

I Verdi sono in calo dovunque, a cominciare dalla Germania, il Paese dove il simbolo con il sole che ride è nato e dove, più coerentemente, è stata sviluppato il loro impianto ideologico. Certo, a nord delle Alpi, a differenza che a sud, non c’è oggi forza politica che non rivendichi per sé preoccupazioni e programmi ambientalisti, come è giusto che sia, perché l’ambiente è patrimonio di tutti e non ha colore politico.


Un’interessante riflessione sulle ragioni della crisi di questo modello ideologico e sull’infausta saldatura tra (pesudo?) ambientalismo e “rivoluzione sessuale” ci viene dal principale quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (di seguito anche FAZ n.d.r.), di orientamento liberale, che, il 14 settembre scorso, alla vigilia delle elezioni bavaresi, che hanno visto la scomparsa dei Grünen, i Verdi tedeschi, ha pubblicato un lungo articolo, a firma di Christian Füller, di cui vale la pena di tradurre i passaggi essenziali.


Chi non ha lo stomaco forte, si fermi qui. L’articolo, in ogni caso, offre spunti interessanti su come la rivoluzione sessuale possa essere utilizzata come strumento di lotta politica, per costruire l’«uomo nuovo», slegato da vincoli di natura e di cultura.

«I Verdi volevano rompere con la storia tedesca e, per far questo, si sono serviti della sessualità. Hanno creato un’ideologia che ha aperto la strada all’abuso dei bambini».

«È un documento dell’orrore. Una giovane donna racconta di come ha vissuto la violenza sessuale da parte del proprio zio. Di come egli l’abbia minacciata, in cantina, il giorno della sua comunione. Di come, a undici anni, abbia disperatamente cercato di difendersi nell’auto di lui, mentre lui si spogliava. Di come lui la costringeva a mettere in bocca il suo membro. Piange e grida che, ancora oggi, sta male se sente l’odore dello sperma. Il lettore si ritrae, inorridito, e, allo stesso tempo, ammira il coraggio con cui questa donna si racconta.

La testimonianza è raccolta in un testo del 1985, pubblicato come contributo critico al dibattito sulla pedofilia interna ai Grünen dal “Basisdienst”, il servizio di informazione di base del Partito. È interessante quel che accadde, poi, a questa coraggiosa donna: fu violentemente censurata dal Partito, in particolare dai suoi esponenti che predicavano la liberazione sessuale dell’infanzia, con l’accusa di “generalizzare” quelle che erano state esperienze individuali». «Intervenne il Gruppo di Lavoro “Gay e lesbiche” che alla donna, vittima di abusi, spiegò che il Partito lottava per una società liberata dalle strutture che criminalizzavano la sessualità». «Negli anni Ottanta i Grünen» - continua la FAZ - «si proponevano di legalizzare ciò che loro chiamavano sesso con i bambini. Così si diceva allora. Oggi, in proposito, si parla di violenza sessuale o, più semplicemente, di abusi sessuali. (...) Sono cose ampiamente note dopo che è stata srotolata la storia del più popolare e spudorato propagandista verde di quell’epoca: Daniel Cohn-Bendit, che, tra le tante sue perle, ci ha descritto – affermando oggi che si trattava di finzione letteraria – come gli piacesse farsi aprire i pantaloni dai bambini e farsi accarezzare il membro. Era il 1975. La questione non è quanto vecchi siano testi e citazioni, ma, perché i Grünen fecero propria senza alcuna obiezione una simile propaganda pedofila?».
Il lettore dell’Insorgente sarà, a questo punto, alla nausea, se non al vomito, ma, per dovere di cronaca, continuiamo la lettura del paragrafo successivo dell’articolo della FAZ, intitolato: «La fede nella morale della Chiesa Verde», anche per dare una risposta all’ultima domanda.

Perché i Verdi fecero propria una simile propaganda? «Perché i Verdi sono, a loro modo, dei Credenti. Credono fanaticamente nella morale della Chiesa Verde (...) e in un mondo migliore, perché Verde. I Verdi sono empatici solo quando le vittime sono di qualcun altro». La FAZ ricorda, poi, la durezza con cui la dirigenza verde attaccò la Chiesa cattolica per lo scandalo che sconvolse il ginnasio di Odenwald nel 2010. A differenza della Chiesa – ricorda, poi, l’articolista della FAZ, quotidiano protestante e ben poco clericale – i Grünen non hanno mai fatto autocritica né chiesto scusa. «Se analizziamo i Grünen come organizzazione, ci si deve chiedere quanto forte sia stato l’influsso istituzionale dei pedofili e il significato dell’ideologia pedofila. Come partito i Grünen erano condizionati da pedofili di ogni genere. C’erano i cosiddetti “difensori dei diritti dei bambini” (sic!) che combattevano per rendere anche i bambini liberi sessualmente. C’erano poi dei gruppi di assistenza legale per evitare il carcere agli accusati di quelli che loro non consideravano dei crimini. Si arrivò al punto che un consigliere comunale appartenente al Partito, colpevole di violenza sessuale su un bambino di due anni, fu difeso dal Partito, perché si riteneva che il carcere gli avrebbe impedito di sviluppare le relazioni umane di cui aveva bisogno».
«Sul piano politico i Grünen chiedevano la depenalizzazione dei reati sessuali, inclusi quelli riguardanti i minori. I pedofili non erano una minoranza marginale, ma un gruppo di lavoro stabile, finanziato dal gruppo parlamentare dei Grünen e in grado di influenzare le attività legislative. Mai dei criminali sessuali sono stati tanto vicini al potere legiferante come nel caso dei Verdi».


Tradotto alla lettera da Frankfurter Allgemeine Zeitung del 14 settembre 2013


Giuseppe Reguzzoni


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