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Che strano (e quasi fallito) Paese
di Ul Burnasc 28/6/2013
 
 
Che strano (e quasi fallito) Paese

Siamo di fronte alla più profonda crisi economica dal 1929: pensare che, all’inizio del 2008, sul quotidiano economico più importante del nostro Paese qualcuno abbia scritto "la crisi è risolta entro la fine dell’anno".
Gli economisti, oggi, non solo non sanno dove stiamo andando, ma si prendono pure la briga di somministrarci ogni giorno una ricetta con medicinali che, se avessimo davvero assunto, ci avrebbero già fatto morire.
Non è un caso che, in un paio d’anni, con le loro ricette, hanno quasi del tutto distrutto il tessuto economico della nostra nazione.
Partiamo da coloro che ci hanno convinto che, con l’euro, noi saremmo diventati più ricchi: ecco, costoro hanno abbandonato la scena lasciando una pesantissima eredità; quante generazioni serviranno per ritornare come prima?
Forse, però, non torneremo più come prima perché il disastro che ci aspetta nessuno è in grado di prevederlo.
Andiamo per gradi.
L’Unione europea nasce con un fine fantastico: mai più guerre e mai più fame, attraverso un processo di collaborazione, senza dover usare le armi e, soprattutto, senza la prevaricazione di un popolo sull’altro.

Una prima considerazione è d’obbligo: se non si volevano le guerre perché non abbiamo eliminato gli eserciti? Dall’altra parte si rispondeva, c’era il blocco sovietico e per proteggerci era necessario essere armati fino ai denti.
Un’altra considerazione è quella che si lega ai comparti agricoli ed industriali, messi in ginocchio dai regolamenti e dalle direttive comunitarie, regolamenti che non hanno mai tenuto conto della reale situazione dei Paesi membri.
Faccio quest’esempio: ad un certo punto compravamo elettrodomestici dotati di spine non adatte ai nostri impianti elettrici e, per anni, per poter lavorare, abbiamo avuto in casa e negli uffici una selva di fili e di ciabatte.
Erano i primi semi del progetto di conquista pacifica messo in atto dai virtuosi Paesi del nord. Non abbiamo capito o non abbiamo voluto capire o, peggio ancora, siamo stati merce di scambio, quello che ci sarebbe accaduto negli anni a seguire, perché se solo ci fossimo soffermati a pensare non saremmo mai entrati nell’euro.
I budget aziendali erano fatti nel breve/medio periodo considerando sempre due monete quella corrente e quella costante: questo permetteva la verifica dell’efficienza dell’azienda.
I costi correnti rappresentavano l’andamento dei costi e dei ricavi includendo l’inflazione della moneta mentre quelli costanti si legavano ad un periodo predeterminato.
Con la moneta costante, veniva valutata la produttività dell’azienda correlandola agli eventuali deficit strutturali della stessa.
Il dato devastante è stato, per noi, essere entrati nell’Euro con un deficit strutturale complessivo di tutto il nostro sistema economico includendo in questo proprio tutto (amministrazione, sistema produttivo, di relazioni ecc) a cui ha aggiunto furbescamente il cambio 1 euro 1000 lire.
Il risultato di questo minestrone di verdure avariate.
Primo effetto, aumento incontrollato dei prezzi alcuni esempi: la pizza margherita da 3500/4000 lire passò a 4/4,5 euro, le verdure che all’origine diminuivano al consumo aumentavano.
Secondo effetto crollo del turismo gli italiani e gli altri, improvvisamente preferivano per le vacanze le mete straniere che con la moneta stabilizzata diventavano veramente competitive.
Terzo effetto i costi: i servizi, il tram nel 2000 costava 1400 lire oggi costa 3000 lire, il pane di buona 4500 lire oggi anche 5 euro, la benzina 2000 lire oggi 3500/3800 lire.
Potrei continuare con altri esempi ma, cito, il ritornello ricorrente degli autori del disastro “gli interessi sui debiti sono diminuiti” aggiungendo un’ultima strofa "i grandi acquisti nel Paese dei furbi continuano”.
In questo caso, poco importa ciò che pensano di noi.
Vi ricordate foto di “der spiegel” che accostava il paese agli spaghetti, al mandolino e alla pistola? Cosa contava per loro?
Prendere le nostre eccellenze, frutto della nostra storia e summa del nostro essere.
Bene le ultimissime ci dicono "SIETE DI NUOVO UN PAESE VIRTUOSO e, come d’incanto, anche la squadra di calcio gioca in Brasile come mai ha fatto e noi che, secondo le teorie del pensiero transazionale, siamo un Paese, per fortuna o maledizione, con caratteristiche ben diverse da quelle dei nostri compagni di viaggio pure ci crediamo.
Abbiamo il governo del fare che per un Paese abituato ad andare in pensione dopo 19 anni 6 mesi ed un giorno è già un risultato e se il governo farà, noi possiamo dimenticarci di tutti i negozi che chiudono, delle fabbriche che delocalizzano delle aziende agricole che soffrono o passano di mano.
Da noi la colpa è sempre di qualcun altro così come le responsabilità sono sempre di qualcun’altro. La Ministra Idem ha dato le dimissioni tutti esultano siamo un Paese virtuoso anche da noi, se si sbaglia, ci si dimette.
Un’altra occasione mancata per crescere.
Vi spiego come la penso citandovi un aneddoto.
Un imprenditore mi spiegava il perché, in Italia, ma non solo, ci fosse una così vasta propensione all’evasione.
Tutto è molto semplice, mi diceva, non puoi complicare la vita per chiedere il pagamento del dovuto.
L’imprenditore continuando il suo ragionamento mi spiegava “prova a pensare cosa succederebbe se mi comportassi in questo modo: un cliente entra nel mio negozio a quel punto iniziano le domande tipo “cosa fai nella vita?”, poi voglio curiosare nei suoi interessi personali ed, infine, gli chiedo perché si veste così bene.
A quel punto il cliente è tranquillo, adesso posso comperare ma a quel punto gli dico: guardi che per acquistare deve compilare due o tre moduli e poi, se sbaglia, non solo quello che desidera non gli sarà venduto dovrà pure pagare una sanzione.
A questo punto mi chiede: venderei qualcosa?
Tutti devono rispettare le regole ma come si fa ad essere certi di aver agito bene quando entri in Ente pubblico, che ti controllerà: entri con una domanda ed esci con 12 dubbi.
Ecco perché abbiamo perso un’occasione, la risposta alle dimissioni della Ministra avrebbe dovuto essere: adesso si semplifica sul serio.
Non condivido la gogna mediatica a cui è stata sottoposta la Ministra però, un impegno preciso del governo, ne poteva mitigare l’effetto.
La mia ricetta é questa: andiamo a vedere cosa fanno i Paesi virtuosi e, senza fare i primi della classe, traiamone spunto, con una raccomandazione: quella di non cambiare neppure una virgola del loro modo di agire.


Ul Burnasc


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