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Rassegnazione o ribellione?
di Luca Bertagnon 14/6/2013
 
 
Rassegnazione o ribellione?

Una affermazione ed un dubbio. Innanzitutto la certezza di attraversare una fase di sempre maggiore indifferenza verso la politica, che non vuol dire disimpegno pubblico o sociale, ma semplice allontanamento da qualcosa che sembra non interessare più o interessare sempre meno. Il dubbio è se questa oggettiva freddezza sia da leggersi semplicemente come l’allontanamento temporaneo da qualcosa che non appassiona o piuttosto non nasconda una latente forma di ribellione capace di auto alimentarsi e, al momento opportuno, di esplodere fragorosamente. Certo i numeri dell’astensionismo sono impressionanti, costantemente in crescita e soprattutto con un andamento esponenziale che sembra inarrestabile.


Il dato di affluenza ai ballottaggi alle ultime amministrative rappresenta un vero e proprio record, al punto da vanificare la prestazione di un centro sinistra che, ancora una volta, riesce a vincere senza vincere del tutto. Anche i più miopi infatti, non possono non accorgersi della sconfitta della politica su tutta la linea, del fatto che questi partiti non siano più minimamente credibili, di come l’attuale classe politica abbia perso il consenso dei cittadini. Sempre più si percepisce il degrado di una politica intesa come affermazione personale, arricchimento e traguardo del singolo piuttosto che come espressione di una passione civile alimentata da ideali e con obiettivi di trasformazione, miglioramento e crescita borghese.


L’idea del parlamentare vassallo dei poteri forti, piegato agli interessi economici delle lobby finanziarie europee, comincia a farsi strada e a riflettersi anche sulla credibilità degli amministratori locali, che sembravano essere percepiti come più vicini ai cittadini e più capaci di interpretarne i bisogni. Lo stesso Grillo, spinto irresistibilmente dal vento dell’anti politica, non è riuscito a capitalizzare l’ondata di protesta, e si è dovuto arrendere all’evidenza che dimostra come anche i suoi ‘bravi ragazzi’ animati da tanta passione civile, una volta raggiunti gli scranni parlamentari, al pari di tutti gli altri, fatichino a resistere alle sirene dei benefit e della diaria. Ed ecco che la marea di consensi grillini si riversa nel contenitore indifferenziato dell’astensione.


Il male che colpisce la politica è la mancanza di ideali, di progetti, di visioni e di prospettive incoraggianti, in poche parole la mancanza del sogno. L’illusione di un benessere perpetuo, delle certezze e della solidità economica prospettata dal capitalismo consumista si è infranta contro il muro di una crisi profonda, perdurante, senza attese di superamento nel breve periodo. Questa crisi ha aperto gli occhi sulla realtà di un’oligarchia finanziaria di grigi giocatori d’azzardo in doppio petto, senza scrupoli che, come è avvenuto anche in passato, si sono arricchiti a dismisura sulla spalle della massa di lavoratori, professionisti, piccoli imprenditori, artigiani. Una crisi che ha consentito di accorgersi dell’esistenza di una classe politica di lacchè, connivente con il sistema della finanza mondiale, che per i trenta denari dell’agognata diaria, non esita a catalizzare ed orientare il consenso e le scelte in funzione degli interessi degli oligarchi del capitale e delle fratellanze. Ma ormai il consenso comincia a vacillare, i nodi vengono al pettine, ed il dubbio è proprio nella capacità di questo enorme serbatoio di astensionisti disillusi di sapersi organizzare, di trovare uno scopo, un obiettivo, un sogno, per trasformare il distacco e l’apatia in motivo di ribellione e di riscatto.


Luca Bertagnon


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