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Anche i polacchi combatterono a Montecassino
di Giovanni Montonati 31/5/2013
 
 
Anche i polacchi combatterono a Montecassino

Il 18 maggio 2014 segnerà il settantesimo anniversario della storica battaglia di Montecassino. La Mondadori ha anticipato i tempi pubblicando, nella collana Oscar Storia, il nuovo libro di Luciano Garibaldi «Gli eroi di Montecassino. Storia dei polacchi che liberarono l’Italia» (176 pagine, 11 euro).

Il volume è un’ampia panoramica del coinvolgimento polacco nella Seconda Guerra mondiale e narra, con stile avvincente e divulgativo, com’è tipico dell’autore, anche i dolorosi eventi che precedettero la formazione del 2° Corpo d’armata, che si sarebbe coperto di gloria sul fronte italiano. Qui, l’impresa più memorabile fu la conquista dei resti della storica abbazia, all’interno della quale si erano asserragliati, con le loro micidiali artiglierie, i tedeschi agli ordini del generale Frido von Senger und Etterlin, che, da gennaio a marzo, continuavano a respingere, con gravissime perdite per gli attaccanti, tutti i tentativi di conquistare la vetta e rendevano impossibile per gli Alleati procedere lungo la valle del Liri e la Casilina.

In quella serie di scontri avevano perduto la vita migliaia di inglesi, indiani, neozelandesi, canadesi, marocchini, americani. Finché un giorno il generale Leese, comandante dell’Ottava armata, convocò Anders ponendogli la domanda: «Se la sente di attaccare Montecassino? Ha dieci minuti per decidere». Anders non ebbe esitazioni. Sei giorni prima del fatale e decisivo 18 maggio, ebbero inizio gli assalti dei polacchi. La vittoria fu conseguita al prezzo di quasi mille Caduti, che oggi riposano nel cimitero dove vorrà essere sepolto, nel 1970, anche il generale Anders, morto in esilio a Londra, e dove ogni anno si recava in preghiera il Beato Giovanni Paolo II, primo Papa polacco della storia.


Ma chi era Wladyslaw Anders e come era divenuto comandante dell’armata che si sarebbe ricoperta di gloria in Italia? Nato nel 1892 a Blonie, città sottomessa alla sovranità russa, allievo dell’Accademia Militare di Pietroburgo, partecipa alla Prima Guerra mondiale come ufficiale di cavalleria dell’esercito russo. Dopo la fine degli Zar (1918), la Polonia riconquista l’indipendenza e Anders si batte contro l’Armata Rossa nel 1920. Sposa Irena, da cui avrà due figli, Jerzy e Anna. Nel 1934 è generale e campione di gare equestri. Nel settembre 1939 diventa comandante di una Brigata di cavalleria. Il 1° settembre ’39 la Polonia è invasa da Hitler e il 19 da Stalin. Anders, gravemente ferito, è fatto prigioniero, rinchiuso alla Lubianka dove lo attendono 20 mesi di soprusi e di torture. Poi, dopo l’Operazione Barbarossa (invasione dell’URSS da parte della Germania il 22 giugno 1941), Stalin stabilisce un accordo con il premier polacco in esilio a Londra (Generale Sikorski) per dare vita ad un esercito polacco formato dai prigionieri in URSS. Sikorski indica come comandante Anders, che partirà con 70 mila soldati e 45 mila civili alla volta della Persia, poi dell’Iraq, dove, nel luglio 1943, sotto la supervisione britannica, si costituisce il 2° Corpo d’armata, destinato a far parte dell’VIII.a Armata britannica, impegnata nella campagna d’Italia.


La circostanza più dolorosa, per loro, fu rappresentata dai soprusi che la Polonia e la sua gente continuarono a subìre, durante tutta la durata del conflitto e dopo, ad opera dell’Armata Rossa: dal massacro di Katyn (22 mila ufficiali polacchi assassinati col colpo alla nuca), al milione e oltre di deportati morti nei Gulag per freddo e fame, per finire con il rifiuto dei russi di andare in aiuto degli insorti di Varsavia, lasciandoli così sterminare dai tedeschi. Amarezza finale: il tradimento di USA e Gran Bretagna sia durante la conferenza di Teheran, sia durante il summit di Yalta, allorché aderirono passivamente alla volontà di Stalin di annettersi tutte le province orientali della Polonia e di sottomettere il resto del Paese alla propria orbita.

Il che aiuta a capire i numerosi, e anche sanguinosi scontri che si verificarono in Italia, nei mesi dopo la Liberazione, tra i soldati di Anders e formazioni partigiane comuniste, ampiamente descritti nel libro di Luciano Garibaldi. Il 2° Corpo polacco fu sciolto nel 1946 e i suoi componenti, con le rispettive famiglie, emigrarono in varie parti del mondo, Pochissimi avevano accettato di tornare in patria sotto il tallone sovietico e circa tremila rimasero in Italia, dando vita ad una apprezzata comunità italo-polacca. Tra essi, un signore che oggi ha 98 anni, Anton Mosiewicz, capitano durante la battaglia di Montecassino, in seguito divenuto cittadino italiano, la cui lunga e dettagliata intervista, realizzata dal giornalista Mirko Molteni, arricchisce il libro, che si avvale della prefazione del prof.Massimo De Leonardis, dell’Università Cattolica di Milano.

Buona lettura e complimenti all'autore.


Giovanni Montonati


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