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Germania di Tacito
di Giuan Gudjohnsen 17/5/2013
 
 
Germania di Tacito

Germania”, il cui titolo originale è “De origine et situ Germanorum”, è un'opera di Publio Cornelio Tacito (conosciuto anche solo come Tacito) scritta, si dice, nell’anno 98 d.C. .
L’opera che descrive le tribù germaniche che vivevano al di fuori dei confini romani, inizia narrando il panoramadel Reno e del Danubio, per poi descrivere la storia, il sistema di vita, le istituzioni delle popolazioni che abitavano la Germania. Tacito esamina la tipologia delle abitazioni, i vestiti, i matrimoni, il cibo, il vino e i vizi, i debiti di gioco, gli schiavi, le pene, i riti, i funerali ed altro ancora.

L'opera, l’unica dell’epoca che descrive un popolo straniero, ha probabilmente lo scopo di mettere in luce il pericolo rappresentato per Roma da questi popolazioni.
A quei tempi era ancora fresca nella memoria dei Romani l’enorme sconfitta subita per mano di Arminio (Hermann o Arminius che dir si voglia) nella celebre battaglia della foresta di Teutoburgo (anno 9 dopo Cristo) , quando vennero annientate tre intere legioni comandate da Publio Quintilio Varo.

Nella sua opera, Tacito descrive anche il comportamento in battaglia ed in particolare anche quello delle donne “tedesche” dell’epoche: “Si racconta che gli eserciti già vacillanti e in ritirata siano stati ricondotti al combattimento dalle donne che insistevano nelle loro preghiere, opponevano il loro petto, indicavano la minaccia incombente della prigionia: i Germani temono infatti la schiavitù più per le loro donne che per se stessi, a punto che, volendo più efficacemente vincolare le popolazioni, bisogna imporre la presenza, tra gli ostaggi, anche di nobili fanciulle. Pensano anzi che le donne abbiano in sé qualcosa di sacro e profetico: non osano disprezzarne i consigli o trascurarne i vaticini”.

Inoltre, Tacito esprime tutta la sua ammirazione per la vocazione guerriera dei Germani affermando il loro principio secondo cui “quando si viene a battaglia, è disonorevole per un principe essere battuto in valore dal suo seguito, ma è anche disonorevole per i membri del seguito non uguagliare il valore del principe. Costituisce poi motivo di infame obbrobrio ritornare dalla battaglia, sopravvivendo al proprio principe. Il più forte obbligo morale sta nel difendere e proteggere il principe, nell’ascrivere a gloria sua anche i propri atti di coraggio: i principi combattono per la vittoria, i gregari per il loro principe. Se la tribù in cui sono nati si intorpidisce in una pace lunga e oziosa, molti giovani nobili, di loro iniziativa, raggiungono altre tribù che sono in stato di guerra… E come stipendio vale l’imbandigione di banchetti, non certo raffinati ma sicuramente abbondanti. Guerre e saccheggi consentono tale liberalità. Non si potrebbe certo indurre facilmente questi giovani ad arare la terra e ad aspettare le stagioni”.

L’opera, tuttora reperibile in libreria, è edita da Mondadori, Collana Oscar, è composta di una novantina di pagina ed è in vendita al prezzo di 9 euro.
Consiglio la lettura di questa opera perché accende la fantasia, richiamando le nostre origini: infatti Tacito descrive con maestria la grande forza, lo slancio guerriero, la solidità delle strutture sociali, i forti vincoli familiari, le virtù dell’antico popolo germanico, quasi a volerle paragonare alla civiltà romana dell’epoca, che pareva inaridita, vuota, senza slanci in cui sete di potere e ricchezza la facevano da padroni.
Corsi e ricorsi storici…

Giuan Gudjohnsen


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