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Elogio di un Ribelle
di Giorgio Bargna 17/5/2013
 
 
Elogio di un Ribelle

Parlo per un momento di me, della mia personalità, di come definirmi.
Ho sempre ritenuto di essere un ribelle, mai domo, mai contento, coi vantaggi e gli svantaggi che questo status crea.

Sono tempi questi in cui c’è voglia di cambiamento crescente, tempi di dichiarati rivoluzionari, rivoltosi e ribelli. Sul tema mi è capitato di leggere un testo di Alain de Benoist, uno di coloro che considero un po’ maestro, un po’ compagno di strada. Come de Benoist, voglio separare i primi due soggetti dal terzo, non per partigianeria, ma perché essi sono personaggi temporali, che si spengono alla luce di un risultato, il ribelle ha invece il fuoco nel sangue e non si placherà mai, sarà poi anche il guardiano del suo cambiamento.

Del resto, il Ribelle, è di natura dissidente, di libero pensiero, credente con sprezzo…un tempo venivano torturati e seviziati dall’ Inquisizione, oggi si tende ad isolarli, ridicolizzarli, tacciarli di pazzia, razzismo, demagogia, populismo. Il ribelle tramanda il suo DNA, per fortuna, riciclandosi da una generazione all’altra, spina nel fianco per chi spadroneggia. Concordo con Alain de Benoist sul fatto che, contrariamente agli altri due soggetti, il Ribelle tragga dall’ animo interno il proprio atteggiamento: la ribellione, difatti, secondo me, non è legata ad una causa momentanea o a tempo determinato, ma è un effetto caratteriale, se non esistenziale, Ribelle si nasce, non si diventa, non vi è altro modo di vivere la vita, un Ribelle non si placherà nemmeno in “gabbia” o sotto tortura, sarà sconfitto, ma mai domo…un Ribelle, insomma, potrà cambiare il mondo, ma il mondo non cambierà mai completamente un Ribelle.

Le tipologie del Ribelle possono essere diverse, attivo, filosofico, colto o reattivo, grande stratega o lottatore; ma in ogni caso mai cederà, sarà sempre refrattario e disdegnerà sempre quanto per gli altri è ambizione.
Un Ribelle, davanti ad un mondo che non apprezza, rifiuterà sempre indifferenza e neutralità, ospite volontario di un mondo per lui sgradevole lotterà per migliorarlo, sapendo che può vincere solo “restando sul pezzo”. Concreto e scaltro non si nasconde in montagna, ma vive il fronte cercando di modificarlo con le azioni della propria vita.

Il Ribelle odierno ha un nemico dichiarato, quello definito da de Benoist “l’ideologia dell’Identico”, l’ideologia dell’appiattimento, dell’uguaglianza seriale che ci vuole portare ad un’unità globale: Dio unico, civiltà unica, pensiero unico.

Non posso certo augurarmi milioni di Ribelli, lo dice la descrizione stessa del personaggio, ma proseliti disposti ad ascoltarli e seguirli sì, anche rivoltosi o rivoluzionari se vogliamo, comunque tesi al cambiamento, che porti a pensieri difformi e non coagulati.


Giorgio Bargna


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