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Se tutto va bene, siamo rovinati
di Walter 50 22/4/2013
 
 
Se tutto va bene, siamo rovinati

Come se ce ne fosse ancora bisogno, le ultime elezioni presidenziali in Italia hanno messo in evidenza la sostanziale incapacità dell’intera classe politica nel sapersi rinnovare.
Questa carenza attraversa indistintamente tutti gli attuali schieramenti vecchi e nuovi e fomenta giorno dopo giorno nella gran massa degli elettori un distacco effettivo dalla classe dirigente. Sono palpabili il diffuso clima di avversione, la sfiducia verso il potere pubblico e tutto ciò che ha a che fare con la staticità del Palazzo.

Le pietose contraddittorie manovre intraprese da Bersani per costituire il nuovo governo hanno dimostrato l’inconsistente determinatezza del soggetto e la mancanza di un progetto d’azione programmata. Il dinamismo monolitico, la ferrea e cieca disciplina che un tempo animava il vecchio PCI sono un lontano ricordo. I dirigenti del PD devono fare i conti con l’attuale frazionamento correntizio, la rissosità individualista, i giochetti politici che un tempo erano prerogativa della DC.


Negli anni del boom economico i rituali e le performance del teatrino inaugurati dalla “Balena Bianca” sono oggi un retaggio ereditato e purtroppo messo in atto, in tempi di crisi, con solerte emulazione dalla classe pidiessina. C’è da chiedersi fino a che punto, in questo stato di povertà e disoccupazione, la base del partito sarà disposta a seguire gli incomprensibili bizantinismi dei suoi capi.

Se le mosse tattiche della sinistra fanno piangere con la presentazione di candidati nuovi (Amato, Prodi, Marini), quelli della destra han fatto ridere. Il ruolo altalenante di Berlusconi (….ci spetta la Presidenza della Repubblica…. tutti in piazza, no tutti a casa…) che nel bene e nel male resta l’unico guru presente nel suo schieramento, è stato quello del provetto imprenditore. Infatti è riuscito a mettere in luce una delle tante profezie già annunciate da Carlo Marx, secondo cui il giorno stabilito per impiccare tutti i capitalisti, questi si sarebbero presentati per vendere la corda. Alla stregua del celebre film “La storia infinita” l’assenza di proposte riguardanti candidati d’area o indipendenti ha dimostrato la mancanza assoluta di personaggi di prestigio a cui fare il minimo riferimento e quindi è stata prodotta la vittoria del “nulla”.

Fortunatamente l’Italia non è la Corea del Nord, anche se qui una sola parte politica si è trovata ad assorbire le più alte cariche istituzionali, in quel paese la presidenza passa di padre in figlio mentre da noi i presidenti succedono a se stessi.


La comica finale però è offerta (… e come poteva essere altrimenti) da Beppe Grillo che ha presentato in qualità di paladini del cambiamento Dario Fo e Stefano Rodotà.

Indubbiamente il già premio Nobel di cambiamenti se ne intende perché politicamente ha sperimentato tutto e il contrario di tutto, mentre il secondo è stato (obtorto collo ) difensore e grande garante della privacy (della sua parte).


In questo panorama c’è poco da stare allegri, in vista del futuro può essere ottimista solo chi ha fede e crede ancora nei miracoli o chi pensa che, tutto sommato, poteva anche andare peggio.


Walter 50


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