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Requiem per un partito defunto?
di Manio Curio Dentato e Cyrano de Bergerac 22/4/2013
 
 
Requiem per un partito defunto?

Una domanda è d'obbligo, al di là delle giustificazioni di facciata: perchè la Lega Nord vota Napolitano, proprio nel momento in cui Umberto Bossi - suo fondatore - viene rinviato a giudizio a Verona per vilipendio allo stesso ri-Capo dello Stato?

Così facendo non si dà l’ultima badilata di terra romana sulla fossa di quello che sembrava il più dirompente progetto politico del secondo dopoguerra?
Eh già, Roma ha vinto anche grazie alle dirigenze impegnate a costruire mobilio per sè, a fabbricarsi poltrone su misura dei personali deretani, a cedere voti nei palazzi romani in cambio di vagonate di incarichi e nomine … Ma i problemi del Veneto, della Lombardia, del Piemonte, di Trentino, Süd Tirol, Friuli, Emilia, Liguria e Val d'Aosta sono tuttora irrisolti, al pari delle loro istanze ad oggi disattese.


Il Pd del Nord non è mai esistito, è morto prima di nascere. Il Pdl come partito territoriale non è mai esistito, e se si vanno a vedere certi voti, ci si chiede chi davvero tuteli. La Lega Nord 2.0 per fare il “gruppo” alla Camera ha dovuto “prendere in prestito” un paio di deputati (a quanto pare non esattamente sudtirolesi).


L’elezione del presidente della Repubblica - e l’applauso liberatorio premonitore delle larghe intese - è stato il segnale della grande vittoria di Berlusconi e della sua strategia di assorbimento. Ma la Lega Nord 2.0 in tutto questo, che autonomia ha mantenuto? Dipendente o indipendente da Silvio Berlusconi? Ancora movimento rivoluzionario e di lotta allo statalismo oppure partito definitivamente incancrenito nel sistema romano di lottizzazione/spartizione del potere?

Sembra che ormai le braghe siano calate e che al benessere del popolo, i dirigenti di Via Bellerio abbiamo anteposto la propria ambizione personale. Eh già: Roma ha vinto, anche perché Bossi non è più l'Umberto di 10/15 anni fa, capace di rischiare tutto per il suo progetto, per un'idea (non a caso, ci ha già quasi rimesso la vita …). Roma vince facendo leva sulle debolezze degli uomini che oggi si arrogano la nuova regia del progetto leghista. Costoro, da presuntuosi, sembrano non sapere – o forse fanno finta - che occorre attrezzarsi sul terreno della furbizia, perché su quel terreno Roma e Napoli battono e batteranno sempre le valli bergamasche e la pianura padana.


È poi chiaro che i fili del teatro dei burattini della politica sono tirati altrove e che molti di coloro che hanno votato Napolitano ricevano ordini "superiori". Si sappia che chi ha votato Re Giorgio II, ha sostenuto un ex comunista, di cui si dice che sia molto caro ai poteri forti e al globalismo, con buona pace del popolo e delle autonomie locali.

A questo punto ci chiediamo: avrà ragione Crozza sulla reale efficacia della “macroregione” ? Beh, è ora di dirlo, la “macroregione”, ad oggi e per come ci viene presentata, va considerata così come Fantozzi faceva con la Corazzata Potëmkin: . . . una ca**ta pazzesca.


Sulla questione parlano i fatti: i dirigenti leghisti hanno accalappiato l'ennesima idea di Bossi, senza darle un minimo contenuto politico, economico e giuridico. E, aggiungiamo, senza avere i numeri per poter anche solo partire.

Se la Lega pare un partito defunto, il PD, dopo le lacrime di Bersani, è sull'orlo di una crisi di nervi, messo nel sacco dalla strategia della coppia Grillo/Casaleggio. Persino Renzi, fino a qualche giorno fa tronfio e pieno di sé, ha incassato fiori di sconfitte ed è in calo di consensi. Solo Silvio B. sembra sempre arzillo e lo dimostra applaudendo con piacere l'elezione di Re Giorgio e dichiarandosi pronto all'ennesima sfida elettorale.


Tutti, tranne i politici dei vecchi partiti, hanno voglia di cambiamento. Sta finendo un'era, ma siamo in una fase di transizione perché la nuova epoca non è ancora incominciata. Che si rassegnino le vecchie cariatidi e i giovani camaleonti della politica, il loro tempo è quasi terminato. La gente non li sopporta e non li segue più. È tempo di nervi saldi e cuori sinceri.

La rivoluzione è come il vento, quando soffia impetuosa spinge o travolge le vele: dipende dal navigatore.


Non perdiamoci di vista.


Manio Curio Dentato e Cyrano de Bergerac


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