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Il provincialismo ci porterà alla rovina?
di Ul Burnasc 19/4/2013
 
 
Il provincialismo ci porterà alla rovina?

"Il provincialismo è qualcosa di più dell'ignoranza.
È ignoranza più una volontà d’uniformità.
È una malevolenza latente, spesso una malevolenza attiva, e l'odium teologicum ne è solo un aspetto.
È molto insidioso, ed uno raramente può esserne libero, anche tenendo gli occhi aperti".


Ezra Pound


Mi sono chiesto spesso siamo o non siamo provinciali?

La risposta che mi sono dato è un sì pieno senza riserve: allora ho cercato di pensare ai motivi che inducono persone intelligenti ( se vogliamo siamo versatili e capaci) a comportarsi, per dirla come Pound" ignorando i costumi degli altri e desiderosi di controllare le loro azioni".
Siamo privi di carattere, siamo boriosi, non abbiamo un ideale specifico e preciso ed anche quando, come scolaretti, veniamo guidati siamo allo sbando-.


Siamo stati così anche quando il nostro faro era un dittatore, lo siamo pure oggi che pensiamo di vivere in un Paese democratico e se volete in un’Europa democratica.

Siamo semplicemente dei provinciali e, il drammatico, è la nostra indolenza a cambiare questo modo di essere.

A questo punto ho cercato di applicare questo pensiero a ciò che ci circonda: il modo accademico, politico, amministrativo in pratica alla società in cui vivo.
Quante volte abbiamo sentito dire: mettete un cappello sulla testa di una qualsiasi persona e questi si comporterà come un capo supremo?
Questo modo di dire è molto efficace, ci ricorda, infatti, quanto siamo provinciali e per dirla all’Ezra Pound “è ignoranza più una voglia d’uniformità”.

La malevolenza del comportamento di coloro che si mettono il cappello sulla testa, è talmente evidente al punto da far diventare il forte feroce nei confronti del debole: ecco spiegato l’atteggiamento dei nostri politici, dei nostri burocrati.

Questo comportamento è ancor più feroce quando è reso comprensibile da chi può privarti della tua libertà.


Un Paese investe nella cultura dei suoi cittadini affinché, questi, si dedichino a far crescere i meno fortunati: chi non può o non ce la fa a cambiare il proprio status.
Da noi succede il contrario: studiano nelle università costruite con le tasse di tutti e poi quando riescono a laurearsi ecco la metamorfosi.
Pochi riescono a mantenere le relazioni che avevano nel loro paese, normalmente si trasformano, non in farfalle, ma in qualcos’altro che nulla a che spartire con la leggerezza espressa delle farfalle.
Ti guardano dall’alto verso il basso e poi con l’aria schifata di coloro che, investiti dall’aurea divina, sentono l’inadeguatezza dei loro, a questo punto, ex compagni.
Sia ben chiaro: non sono contro il miglioramento economico che spesso si lega alla formazione sono semplicemente contro l’incapacità dei più a capire il nuovo ruolo che hanno assunto nella società.

Questi atteggiamenti sono spesso distintivi di chi pensa alla scuola solo e soltanto come ascensore sociale e non, al contrario, come possibile miglioramento complessivo della comunità.

Mettendola in politica spesso l’etichetta appiccicata a coloro che per status sociale occupano posizioni di rilievo è inadeguata: il massimo del provincialismo lo ritrovi in coloro che, ad ogni piè sospinto ti mettono sul piatto chi sono.
Dissento da Pound quando afferma il provincialismo è anche voglia d’uniformità al contrario, per me, è altro: una voglia di distinzione, di diversità.

Avete mai sentito queste affermazioni: chi ha la scuola elementare può ambire ad essere spazzino, con il diploma delle medie inferiori può ambiare a fare il portiere, con il diploma delle superiori l’impiegato e se riesce a laurearsi lo scibile è suo.
In seguito, con magnanimità, chiameremo lo spazzino “operatore ecologico” che pure ci sta se quella persona ha seguito un corso inerente all’ecologia.

La fortuna dell’umanità come raccontava Darwin è questa: non sarà il più forte a sopravvivere, ma chi saprà adattarsi ai cambiamenti.
Il provincialismo spesso confonde la cultura con le nozioni, l’intelligenza con la capacità d’esercizio e riporta tutto sul piano del pezzo di carta che è indubbiamente importante e fondamentale ma è soltanto un punto di partenza più avanzato rispetto ad altri.
Una specie destinata all’estinzione.


Ul burnasc


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