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Contro la corruzione
di Angelo Maggio 19/4/2013
 
 
Contro la corruzione

La corruzione non ha età. E’ una radice velenosa e ostinata che finirà piano piano con il rovinare tutte le piante buone, rendendo inutile il raccolto e sterile il terreno. E’ uscito di recente un libricino di Papa Francesco per i tipi della casa editrice bolognese Emi, nel quale si ripubblica un articolo scritto dall’allora Padre Gesuita Bergoglio nel 1991: il tema affrontato è proprio quello della corruzione, fuori da qualsiasi riferimento attuale o di cronaca, considerata come fenomeno corrosivo dello spirito umano e della umana società. Già ai tempi di Gesù la società era pervicacemente attaccata dalla corruzione: Pilato e i Farisei ne sono due figure esemplari; il primo , sempre disposto a qualsiasi tipo di compromesso pur di salvare quel potere che lo tiene in vita e che non dipende nemmeno da lui, ma, come è riportato dal dialogo dell’evangelista Giovanni messo a epigrafe, deve essere riconosciuto come dono “dall’alto”.


Gli altri, i Farisei, invece, rappresentano quella che oggi siamo soliti definire “La casta” per eccellenza: puliscono l’esterno del bicchiere, gravano sul popolo e sui fedeli con infinite norme gabelle decime regole da rispettare, usano il loro potere per sobillare e creare mostri da sbattere in prima pagina: “il corrotto fa sempre in modo di salvare le apparenze: Gesù chiamerà sepolcri imbiancati coloro che appartengono a uno dei settori più corrotti del suo tempo. Il corrotto coltiverà, fino alla squisitezza, le buone maniere… per poter così nascondere le sue abitudini cattive” ( pagg. 21-22 ).

Ma, in buona sostanza, qual è la vera essenza della corruzione secondo Padre Bergoglio? “Alla radice di qualsiasi atteggiamento corrotto c’è una stanchezza della trascendenza: di fronte al Dio che non si stanca di perdonare, il corrotto si erge come autosufficiente nell’espressione della sua salvezza: si stanca di chiedere perdono… nel corrotto esiste un’autosufficienza di base… un atteggiamento del cuore riferito a un tesoro che lo seduce, lo tranquillizza e lo inganna” (pagg. 19-20; per inciso, la figura del corrotto attaccato al “suo Tesssoro” non fa venire in mente Gollum?).


Qui constatiamo subito il riferimento al Magistero di Papa Francesco: si veda infatti il suo primo Angelus da Piazza San Pietro, il 17 Marzo 2013, in cui riprende lo stesso concetto: “se Dio non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe più… Dio non si stanca di perdonare, il rischio è che l’uomo si stanchi di chiedere perdono”. Di contro a questo processo corruttivo “immanente”, cioè tutto interno al cuore e alla vita dell’uomo, il quale si rifiuta di chiedere perdono con un atto di umiltà che laverebbe molta sporcizia, si erge invece l’ESSERE, inteso in senso Trascendente, o meglio, secondo la terminologia usata dai Filosofi medioevali, Trascendentale: l’Essere rappresenta e racchiude in un Unicum, le tre realtà superiori per eccellenza, il Vero, il Bello e il Buono.

“Verum et Bonum convertuntur” diceva San Tommaso (il Vero e il Buono si convertono, sono tra loro talmente stretti nell’Essere, nell’Uno, al punto che possono essere usati per esprimere la stessa realtà… già come sostenevano gli antichi Greci quando usavano l’espressione KALOSKAIAGATHOS, ossia ciò che è “Buono insieme e Bello”). Ma sentiamo dalle parole stesse di Padre Bergoglio questo concetto fondamentale: “L’Essere è trascendentemente verum… L’Essere combatte per manifestarsi così com’è. Nel nucleo stesso del giudizio pronunciato da un corrotto si introduce una menzogna, una menzogna contro la vita, una menzogna metafisica contro l’essere, che con il tempo si ritorcerà contro chi la fa… La corruzione porta a perdere il pudore che custodisce la verità e che rende possibile l’autenticità della verità. Il pudore che custodisce, oltre alla verità, la bontà, la bellezza e l’unità dell’essere” (pagg. 26-27). Da qui, ancora guardando al Magistero del Papa, vengono ripetuti richiami a essere “custodi del creato”, “custodi dell’essere” (cfr. L’Omelia di inizio pontificato, 19 Marzo 2013). Qui è anche un’eco di ciò che per il più grande filosofo del novecento, Martin Heidegger, era il compito e il destino supremo dell’uomo: costituirsi come Pastore dell’Essere. Ecco quindi che la corruzione entra nel cuore dell’uomo e sovverte il suo rapporto con l’Essere.


In che modo la corruzione entra, dilaga e come una malattia virale si diffonde nei cuori? Innanzitutto, dice Bergoglio, “il corrotto si sente a suo agio e felice e se le cose si mettono male conosce tutte le scuse per cavarsela… Il corrotto passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri… Si meriterebbe un dottorato honoris causa in cosmetica sociale. E il peggio è che finisce per crederci… Si offende dinanzi a qualsiasi critica, discredita la persona e l’istituzione che la emette… sminuisce gli altri e attacca con l’insulto quelli che la pensano diversamente” (dall’Introduzione). Questi atteggiamenti sono già rivelativi della presenza della corruzione, la quale si è insinuata e si è fatta largo nel cuore degli uomini. Con Matteo ( 6, 21 ), l’autore dice magistralmente “Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. Un cuore corrotto: qui sta il punto. Perché un cuore si corrompe? Il cuore non è un’ultima istanza dell’uomo, chiusa in se stessa… Il cuore umano è cuore nella misura in cui è in grado di riferirsi a un’altra cosa… Conoscere il cuore dell’uomo comporta necessariamente conoscere il tesoro al quale questo cuore si riferisce, il tesoro che lo libera e lo riempie o che lo distrugge e lo riduce in schiavitù; in quest’ultimo caso, il tesoro che corrompe” (pag. 16).


Rimane da esaminare alla fine di queste libere incursioni nel testo di Papa Francesco, che non vogliono essere per nulla esaustive, il terreno e gli atteggiamenti che favoriscono il diffondersi pandemico della corruzione: “il trionfalismo è il brodo di coltura ideale per gli atteggiamenti corrotti… il corrotto si sente un vincitore, trionfa. Si conferma e contemporaneamente avanza in questo ambiente trionfale. Tutto va bene… Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità… quando un corrotto esercita il potere, coinvolgerà sempre gli altri nella sua corruzione, li abbasserà alla sua misura e li farà complici della sua scelta di stile” (pagg. 27-29). Viene spontaneo pensare che, come a suo tempo non si stancò di dire Ezra Pound riguardo al corrotto potere economico dell’Usura, con la corruzione non bisogna scendere a compromesso alcuno, anzi, il compromesso stesso è ciò che permette alla corruzione di dilagare. Nessun compromesso, quindi, con l’usura e con i tanti, troppi, cuori corrotti che avvelenano il nostro campo e che ogni giorno fanno ogni sorta di proseliti.


Angelo Maggio


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