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La cà del furmagiat
di Diana Ceriani 19/4/2013
 
 
La cà del furmagiat

Ci sono dei luoghi senza attrattive particolari, magari trascurati e trasformati dal tempo. Luoghi che però possono trarre in inganno ben due volte. Nei boschi di castagni faggi e noccioli del mio paese (Castello Cabiaglio, prov. di Varese), per esempio, durante una bella passeggiata nel verde, potrebbe capitare che si viene invitati dalla gente del luogo a proseguire il cammino fino alla “cà del furmagiat” prima di fare ritorno a casa.


Ovvio che un forestiero crede di arrivare ad una specie di piccolo maso in cui tutt’oggi ancora si produce e vende formaggio. Però chi frequenta regolarmente questi boschi ha tralasciato una puntualizzazione importante: “la cà del furmagiat” ormai è solo un rudere, sassi uno sopra l’altro senza più un tetto che formano ancora una porta e una finestra.

La delusione è grande per cui per chi per la prima volta arriva a questo luogo, ormai bosco fitto, completamente isolato. Ecco la prima sorpresa. Di sicuro chi non lo sa non potrebbe proprio immaginare che qui , in un tempo molto lontano un uomo conosciuto in paese allevava bestiame e faceva formaggio.

Scommetto che se quel foresto dovesse innamorarsi dei nostri verdi dintorni e decidesse un giorno di ripetere quella passeggiata non potrebbe fare a meno di raggiungere ancora la “cà del furmagiat” e immaginarsi, questa volta, osservando gli inequivocabili pochi segni di antica civiltà, un paesaggio molto diverso. Davanti a sé vedrebbe non più boschi ma prati a rivette dove pascolare mucche e capre e la casetta la immaginerebbe ben curata e piena di vita con ancora un intenso profumo di formaggio.


Un dolce viaggio nel tempo ispirato solo da un rudere e dalla sua definizione giunta a noi dal passato tramite un passa parola generazionale di cabiagliesi. Ecco la seconda sorpresa!

La cà del furmagiat


In mezz al bosch de castegn in mez a föi e toch da legn

Ghin quatar sas vun sura l’altar che tant temp fa

L’era la so cà…


La cà del furmagiat
Ma l’è roba de mat
Mi pensi l’era un sciat
C’al videva nissun
Ul dì a fa furmagg
Dal mes de apvrìl o magg
Ga na vör de curagg
Al’era da par lü

Magari no e tanti an fa gh’era no ul bosch ma un gran bel prà
Cunt besti oman e qualche cà che mò gh’è pü e nanca lü


Diana Ceriani


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