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Editoriale
di Cyrano de Bergerac 28/9/2012
 
 
Editoriale

Fermi nei vecchi sogni, ci rimettiamo in cammino con leggerezza, senza zavorre, da uomini liberi quali siamo sempre stati.


Certo, siamo cresciuti: qualcuno è maturato, qualcun altro ingrigito, altri forse un po’ invecchiati. Ma non siamo divenuti pompieri, anzi. Infatti, non ci interessa tener accesa alcuna fiamma perché non ci riteniamo custodi d’alcun fuoco.


Piuttosto, sogniamo, metaforicamente, che le idee qui espresse divampino in un incendio popolare ravvivato da coloro che non si sono persi d’animo. Sì, perché “insorgente” significa ciò che comincia a manifestarsi ma rappresenta anche colui che si solleva, che si ribella contro un oppressore, contro il sistema. Storicamente, furono detti insorgenti (Insurgents in inglese), i difensori ad oltranza della libertà contro il centralismo inglese, insorti (dapprima nel Massachusetts e nella Virginia) nella lotta per l’indipendenza degli Stati Uniti. Insorgenti erano anche coloro animavano le rivolte popolari antifrancesi che ebbero luogo, tra gli anni dal 1796-1799, nei territori occupati dalle truppe di Napoleone Bonaparte.


Il nostro nuovo simbolo è un cavaliere che, insorgendo, uccide il drago, il Demiurgo: è San Giorgio, in una rappresentazione di Albrecht Dürer ma, se preferite, è Sigfrido. San Giorgio e Sigfrido sono, infatti, icone della tradizione mitteleuropea, alpina e padana, scelti perché comunicano lo spirito dei nostri antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei.


E’ giunta l’ora di riscoprire il patrimonio identitario, richiamando queste immagini con forza, perché, oggi, la loro sopravvivenza è legata a noi. Se abbandonati o dimenticati, i simboli tendono ad indebolirsi sino a morire, con la complicità d’una comunicazione di massa che guarda solo al profitto, al “business”. Al business, che è l’amo da pesca del sistema, sono devoti i cosiddetti “ciarlatani della rivoluzione” cioè coloro che, essendo tra gli artigli del nemico, dovranno compiere i suoi propositi o perire.


E’ ora di identificarli e utilizzare la verità, in opposizione ai loro strumenti quali la menzogna e l’equivoco, per smascherare chi fa il doppio gioco. E’importante farlo perché qualora i “ciarlatani della rivoluzione” dovessero raggiungere il potere, produrrebbero una catastrofe le cui vittime sarebbero giovani patrioti e nazionalisti ingenui che avevano creduto in loro, con la convinzione che, finalmente, si sarebbero affermati i propri ideali. Se ciò accadesse, si realizzerebbe una delusione così tragica da produrre addirittura la morte dell'anima d’una nazione.


D’altro canto, occorre la consapevolezza che i tempi sono bui, l'aria è densa, i rapporti sono più difficili: chi governa questo mondo ha realizzato un ambiente adatto a chi non utilizza il proprio pensiero, un sistema di clientela prodigo nel gettare monete ai servi, un ambiente popolato da un esercito di zombie, di vespe, di uomini-robot controllati e controllori.


Stando così le cose, si capirà l’importanza di simpatizzare, aderire ad un progetto onesto, spontaneo e serio che vada, tra l’altro, a riscoprire simboli e immagini indicanti la strada che porta verso casa, verso le profonde segrete di ciò che ci fa sentire ancora comunità. Quanto sarebbe importanti ridestare coloro che il sistema ha ipnotizzato e torturato al punto tale da far dimenticar loro le proprie origini e i propri sogni!


Invero, dare forza ai vecchi sogni è un atto d’Amor, cioè “Roma” al rovescio, l’opposto di quella città, luogo ormai decaduto, in cui si è installata una volontà malata di potere, un vortice distruttore delle antiche solidarietà tradizionali, in cui si aggirano individui tronfi e disonesti che non sanno cosa significa sognare, lottare, né, ovviamente, sacrificarsi per un’idea.


E’ ora di invertire la rotta. Occorre dare voce a chi non ce l’ha, avvicinare il potere alla gente, dare forza al locale, scomporre i desueti stati-nazione ed organizzare una nuova Europa che sia in grado di affrontare le sfide che il tempo impone e, grazie ad una sussidiarietà applicata ad ogni livello, sia espressione dei popoli che, storicamente, la abitano.


Però, non sono sufficienti, per un vero cambiamento, l’ingegneria costituzionale e il diritto internazionale. Quanto sopra sarà possibile se, una volta ridimensionati i padroni del vapore e i cialtroni della rivoluzione, verrà alla luce una nuova generazione che, dando l’esempio, proceda, senza indugi, nella direzione d’un cambiamento radicale che metta la persona ed il territorio avanti ad ogni teoria economica.


Per questo siamo tornati: lottiamo in attesa dell’uomo che verrà.


Cyrano de Bergerac


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